Beppe Grillo apre ai matrimoni gay. Ma era omofobo per Luxuria e Vendola

Beppe Grillo ha detto sì ai matrimoni gay, con una mossa "a sorpresa" che spiazza di nuovo la sinistra. Anche perché, fino a poco tempo fa, l'immagine del comico genovese era stata criticata, insieme al Movimento Cinque Stelle, proprio per prese di posizione o toni linguistici che sarebbero stati contro l'omosessualità.

Al punto che Vladimir Luxuria e Nichi Vendola lo avevano definito, senza mezzi termini, omofobo. Vediamo quando e perché, senza dimenticare che, già nel 2011, il comico aveva fatto un uso quantomeno ardito del dialetto emiliano, apostrofando Vendola con un epiteto offensivo (eccole, tutte le sparate di Beppe Grillo).

Luxuria lo disse ai microfoni di Radio2, ospite della trasmissione Un giorno da pecora. L'ex parlamentare di Rifondazione comunista ricordò che all'epoca della sua candidatura politica era andata a vedere uno spettacolo di Beppe Grillo. Uno spettacolo del 2006

«durante il quale lui disse: Ma che fine faremo, ora che anche Rifondazione candida un travestito? Io ero lì e pensai: ecco, un altro omofobo pure qui».

E Luxuria ha rincarato la dose (era il mese di aprile 2012, poco tempo fa, insomma). Quando Sabelli Fioretti e Lauro le hanno chiesto: «Quindi Beppe Grillo è omofobo»?

«Certo uno che accoglie la notizia che un partito candida una trans dicendo semplicemente che è un travestito, tanto friendly non è…»

Nichi Vendola non è stato da meno, sostenendo la similitudine fra Grillo e Berlusconi e dicendo che il Movimento Cinque Stelle

«Usa forme tipiche del populismo di destra, ha persino tratti xenofobi e omofobi».

Ora, però, tocca capire bene come stiano davvero le cose: l'uscita di Grillo di oggi è nuovamente populista? Se sì – ovvero, se è semplicemente una "sparata" per cavalcare le divisioni interne al Pd – sicuramente non è omofoba, questo è chiaro. Ma potrebbe rappresentare anche il vero pensiero di Grillo e del suo Movimento. E allora, in quel caso, le accuse di omofobia cadrebbero rapidamente.

Quel che è certo è che ancora una volta la "sinistra" italiana si è fatta superare a sinistra: ormai non ci vuole molto.

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