Movimento 5 Stelle: Lezzi assume la figlia ("non affine") del suo fidanzato


Forse non aveva tutti i torti, Mario Missiroli, quando affermava: "In Italia non si potrà mai fare la rivoluzione, perché ci conosciamo tutti". Con questo non vogliamo dire che il Movimento 5 stelle avesse veramente in animo di fare una rivoluzione, che come è noto non è un pranzo di gala (a La Bouvette della Camera). Quantomeno, però, è opportuno rimarcare che alla fine la legge del "ci conosciamo tutti" ha incrinato anche i principi di rinnovamento radicale dei grillini.

Barbara Lezzi, senatrice 5 stelle dura e pura, Vicepresidente della Commissione Bilancio, ha commesso una piccola leggerezza: ha assunto come portaborse la figlia del suo fidanzato. Premesso che non abbiamo nulla contro la ragazza, la vicenda è paradigmatica di quanto il moralismo intransigente dei pentastellati possa diventare un'arma a doppio taglio.
Infondo questo sembra averlo capito anche Lezzi. Sul suo profilo Facebook, infatti, ha postato un video di un incontro pubblico. Ivi spiega le ragioni della scelta della sua assistente, ricordando ai giornalisti di soffermarsi di più su questioni cruciali come l'Ilva, la questione del gasdotto Tap e quello dei rifiuti tossici nel Salento.

Siamo d'accordo, ci sono temi molto più importanti. Tuttavia siamo costretti a girare l'invito della Lezzi ai grillini, che spesso sono caduti in un eccesso di moralismo demagogico, non proprio consono ai loro presunti progetti rivoluzionari.
Ma come si è difesa la senatrice sulla vicenda della portaborse? Riportiamo di seguito la discolpa:

Per gli assistenti personali, noi non abbiamo stabilito nessuna norma interna se non quella prevista dal Senato. Che prevede che non vengano assunti familiari, conviventi, parenti o affini. Io ho assunto una ragazza, che ho conosciuto ai meet-up insieme al padre, con il quale adesso ho anche una relazione [...] Io non convivo con il padre: sono molto tranquilla a dirla questa cosa. Io tra l'altro ho assunto non il padre, ma la figlia, che è una ragazza laureata in Economia, e io sono vicepresidente della commissione Bilancio

Dunque, come prima cosa apprendiamo che nella categoria "affine", molto ambigua, non rientra la figlia del proprio fidanzato. Inoltre, è opportuno soffermarsi sulla questione più importante: le contraddizioni con le "tavole della legge" (citate dalla stessa Lezzi) del guru Grillo e del paraguru Casaleggio. Stiamo parlando del regolamento che i 5 stelle hanno firmato prima di competere alle passate politiche.

A tale proposito, non c'è solo da ravvisare l'incertezza semantica sul termine "affine", ma anche una certa faciloneria nell'applicare l'etichetta grillina, che imponeva ai futuri parlamentari di impegnarsi "ad utilizzare sempre un criterio meritocratico nella selezione di qualsiasi posizione o incarico di competenza mia o del futuro gruppo parlamentare, utilizzando dove possibile un bando pubblico che preveda la massima trasparenza sui nomi e sui curriculum dei candidati e dei criteri di scelta adottati". Se teniamo conto che sono stati inviati più di 20mila curriculum per diventare assistente, allora diventa complicato giustificare, su una rosa così ampia, "i criteri di scelta adottati". Figuriamoci poi se si decide di assumere la figlia del proprio partner. Le regole di trasparenza hanno sempre eccezioni e zone grigie, la purezza rimane un'astrazione.

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