Cancellieri, il cappio dei garantisti a corrente alternata

Come sempre, il Belpaese si spacca in due, stavolta pro e contro la Cancellieri, il ministro che oggi in parlamento cercherà di spiegare il perché del suo intervento a favore di una detenuta dal nome pesante, la Ligresti.


Se la ministra non si dimetterà il grido dei “garantisti” a corrente alternata si unirà con quello dei “forcaioli” professionali e sul piano politico a uscirne con le ossa rotte, oltre al governo, sarà il Partito Democratico, diviso anche su questo caso, dove ognuno si muove senza una linea di partito, strumentalizzando tutto e tutti, per beghe interne e per obiettivi personali.

La Cancellieri, si sa, è intervenuta a favore di tanti detenuti in situazioni particolari ma le intercettazioni svelano quanto accaduto a favore di una carcerata eccellente. Brutta storia, certo. Ma da una parte, quella dei berlusconiani doc e dall’altra parte, quella degli antiberlusconiani doc, questa ennesima bega serve per riattizzare il fuoco di una guerra che nulla ha a che fare con la Cancellieri, i Ligresti, la giustizia.

Gli uni si attaccano a tutto pur di dimostrare un garantismo a senso unico, ad esclusivo uso e consumo di Silvio Berlusconi. Gli altri sono terrorizzati di scoprire il fianco “a sinistra”, di subire le ire di una base giustizialista e di certi media amici per convenienza, di lasciare altro spazio elettorale a Grillo e dintorni. A nessuno interessa sapere cosa dirà oggi la Cancellieri per spiegare la sua condotta. La condanna è stata emessa dai “puri e duri” che da sempre hanno ragione anche se da sempre la storia ha detto il contrario e la coscienza spesso si è rivoltata.

In Italia la malapolitica va a braccetto con la malagiustizia. E, guarda caso, nessuna riforma per la politica (nessuno è così autolesionista di cancellare se stesso e il potere della casta), nessuna riforma per la giustizia (tabù per Pd e sinistra perché cavallo di battaglia del Cav).

Apparentemente, con l’assoluzione di Antonio Bassolino&C, (ultima di altri assolti eccellenti) si vuol addirittura dimostrare che la Giustizia c’è e funziona bene e che quindi non servono vere riforme. Ci si dimentica che le assoluzioni giungono dopo inchieste infinite, dopo carriere e vite di persone e famiglie rovinate.

Scrive Peppino Caldarola: “ Quello che colpisce di questo paese non è la folla di giustizialisti che ci considera tutti sospettabili e crede che i magistrati tutti, anche quelli che non ne azzeccano una, volete i nomi?, siano unti dal Signore. Quello che ci colpisce è l’atonia e la viltà delle forze politiche progressiste che hanno rifiutato di prendere in mano la bandiera della giustizia giusta che è il simbolo di ogni sinistra che si rispetti”.

Conclude l’ex direttore de l’Unità: “Il massimo dell’ipocrisia è stato quando si è detto che la partita era solo fra Berlusconi e i suoi giudici, mentre in un sistema politico maturo anche questo aspetto andava sorvegliato per poter essere più fermi nel sostenere l’applicazione delle sentenze”. Come non condividere il finale? “Sono innocentista per stato d’animo e sono innocentista perché della magistratura mi fido poco. La rispetto come istituzione, ma non sono tenuto a rispettare tutti i suoi membri. Ci sono stati eroi, ci sono persone brave e perbene, ma ci sono anche tanti che in una qualsiasi azienda privata, e in qualunque altro paese al mondo, sarebbero stati licenziati per manifesta incapacità. E con loro i loro trombettieri”.

E Marco Olivetti su Avvenire: “Il problema all’origine del caso Ligresti-Cancellieri sta proprio in questo. Un Paese civile si interrogherebbe anzitutto sull’appropriatezza dell’uso della custodia cautelare in questo caso, chiedendosi se essa fosse necessaria o se invece non fosse utilizzata, come troppo spesso accade, per fare pressione sull’indagata. Rifletterebbe con attenzione su altri casi simili, fra cui, di recente, quello che ha riguardato il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia (il 19 ottobre – «La violata innocenza» – ne ha scritto su questa stessa prima pagina Giuseppe Anzani). E questo non perché in questi casi sono in gioco nomi potenti, ma perché è a partire da casi celebri che si giudicano – e si cambiano – le giurisprudenze e le prassi.

Invece accade che un quotidiano italiano, nel pubblicare una intercettazione illegalmente ottenuta, trascuri del tutto questo essenziale problema e chieda le dimissioni del ministro. Se poi si considera che quel quotidiano è in prima fila nella battaglia del fondamentalismo costituzionale, che si oppone a ogni riforma in nome della mitica "costituzione più bella del mondo", viene da chiedersi se di tale concezione della Costituzione facciano ancora parte i diritti di libertà fondamentali (libertà personale e di corrispondenza) che proprio la Carta del 1947 (il suo testo scritto, non le riletture sessantottarde di essa) mette all’inizio dei diritti e doveri dei cittadini (e che sono il titolo di legittimazione della stessa Costituzione, almeno se si resta nel quadro culturale delineato dall’articolo 16 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789). 

Fortunatamente il ministro Cancellieri dimostra di conoscere la Costituzione meglio di certi settori della grande stampa e di alcuni cultori (in toga e no) delle manette facili. Anche perché basta un po’ di umano buon senso”.

Se proprio ci si deve schierare, questa è la nostra trincea.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO