Datagate, Berlino conferma il suo "no" a Edward Snowden

Il ministro degli Interni tedesco: "Snowden non è un perseguitato"

Berlino ha confermato il suo "no" alla richiesta di asilo politico che la talpa del Datagate, Edward Snowden, ha avanzato al governo tedesco tramite l'intercessione del segretario del partito dei Verdi tedesco, Hans-Christian Stroebele.

A rivelarlo è stato lo stesso ministro dell'Interno tedesco Hans Peter Friedrich intervistato dal quotidiano Munchner Merkur:

"Non c'è ragione di concedere asilo a Snowden, non è un perseguitato politico."

Sulla questione era intervenuto anche un collega di governo, il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, che paventava grossi rischi per la diplomazia tedesca ed europea, qualora il governo tedesco avesse anche solo tentennato di fronte alla domanda avanzata dalla talpa della Nsa:

"Nonostante tutte le difficoltà, una buona relazione con gli Usa è insostituibile. Su entrambi i lati dell'Atlantico si deve fare attenzione a non danneggiare la relazione in maniera durevole."

ha detto il ministro al Der Spiegel. Una posizione, questa, ripresa ampiamente anche dal segretario di Stato Usa, John Kerry, in visita a Varsavia, che ha chiesto di scindere la vicenda Datagate dalle relazioni internazionali e, in particolare, dagli accordi sul trattato di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa, la "creatura" economica di rilancio sulla quale punta tutto l'amministrazione Obama.

Stessa posizione anche della Commissione europea: il portavoce Olivier Bailly ha spiegato che la Commissione ritiene non opportuno mischiare i negoziati commerciali Ue-Usa con le decisioni che saranno prese per regolare le attività di intelligence dopo lo scandalo delle attività spionistiche americani ai danni dell’Europa.

I "nemici" tedeschi di Snowden l'hanno dunque spuntata: i rischi diplomatici (piuttosto misteriosi e fumosamente elencati nei giorni scorsi) hanno avuto dunque ragione sul beneficio, unico, di verità e chiarezza sul grosso scandalo Datagate: secondo i documenti rivelati da Edward Snowden, l'ex informatico della Nsa, e le testimonianze di alcuni funzionari raccolte dal quotidiano statunitense Washington Post, l'agenzia americana non è entrata direttamente negli account degli utenti: avrebbe semplicemente intercettato le informazioni mentre si spostavano attraverso le fibre ottiche da un datacenter all'altro.

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