Parentopoli M5S: Assemblea infuocata al Senato. Negata la diretta streaming


Vi avevamo già presentato la vicenda che ha coinvolto la senatrice del M5S: Barbara Lezzi. Lezzi aveva deciso di assumere come portaborse la figlia del suo fidanzato. A questo caso se ne è aggiunto un altro, molto più controverso, quello della senatrice Vilma Moronese. Quest'ultima ha assunto proprio il suo compagno come assistente.

Questi episodi, non proprio all'insegna della trasparenza, hanno creato non pochi imbarazzi al Movimento di Grillo. I presunti nepotismi segano una forte contraddizione con gli impegni presi per iscritto dai grillini davanti ai propri elettori. Ricordiamo, infatti, che i parlamentari pentastellati hanno firmato un regolamento, prima di competere alle passate elezioni, nel quale si impegnavano "ad utilizzare sempre un criterio meritocratico nella selezione di qualsiasi posizione o incarico di competenza mia o del futuro gruppo parlamentare, utilizzando dove possibile un bando pubblico che preveda la massima trasparenza sui nomi e sui curriculum dei candidati e dei criteri di scelta adottati".
Inoltre, la rigida etichetta del pentastellato doc prevede che nella scelta degli assistenti siano esclusi familiari, conviventi, parenti o affini.

Per giungere ad un chiarimento tra i senatori 5 Stelle, ieri, è stata indetta una riunione al Senato. In un primo momento l'incontro doveva andare in onda in streaming, ma poi Claudio Messora (responsabile comunicazione M5S) pare sia intervenuto direttamente per bloccare la diretta. Il comunicatore gillino avrebbe scritto una mail ai senatori, nella quale, senza usare mezzi termini, avrebbe sentenziato perentoriamente: "Questa volta niente streaming, così diamo un’immagine negativa".

Pare che l'assemblea sia stata molto accesa e che siano volate parole pesanti. Secondo il Corriere e il Fatto, ci sarebbero stati scambi di reciproche accuse di tradimento e di scarsa moralità nei comportamenti. Al centro della polemica sono finite anche le spese di rendicontazione di alcuni senatori. Una senatrice sarebbe tornata sulla vicenda accusando una sua collega: "Come si possono spendere 1.800 euro per capi d’abbigliamento? Le regole non erano queste ". Qualcuno ha provato a ricucire, ricordando che è inutile il gioco al massacro e che ci sono urgenze ben più importanti come il caso Cancellieri.

Non siamo certi che basteranno tentativi raffazzonati di pacificazione interna, ormai il caso parentopoli è scoppiato e certo non per colpa dei giornali. La discussione nel Movimento rimane aperta. Staremo a vedere se i senatori riusciranno a risolverla da soli o se dovranno fare ricorso al loro deus ex machina Beppe Grillo (alias Gianroberto Casaleggio).

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