Moni Ovadia lascia la comunità ebraica: "Fa propaganda a Israele"

La decisione dopo il festival meneghino "Jewish and the city"

Intervistato dal Fatto Quotidiano l'attore e scrittore Moni Ovadia ha annunciato la sua decisione di abbandonare la comunità ebraica di Milano, dopo alcune polemiche a posteriori del festival promosso dalla comunità ebraica che si è svolto alla fine di settembre a Milano, Jewish and the city, al quale Ovadia non ha partecipato.

Un "veto" imposto da qualcuno e raccolto da tutta l'organizzazione dell'evento e che nasce, secondo l'attore, da alcune sue posizioni critiche nei confronti del governo di Israele, guidato da Benjamin Netanyahu. Ovadia accusa la comunità ebraica di essere il braccio propagandistico del governo di Tel Aviv in Italia, nel tentativo di "israelianizzare" l'ebraismo.

L'attore italiano, spiegando di informarsi esclusivamente tramite i media israeliani (grazie sopratutto al quotidiano Haaretz e ai giornalisti Amira Hass e Gideon Levy) e considerando "gli ultrà" palestinesi il danno maggiore per la loro stessa causa, si mette dunque in scia ad un altro ebreo eccellente, Gad Lerner, che ha abbandonato la comunità a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria.

"Le violazioni del diritto internazionale, mi riferisco al-l’occupazione e alla colonizzazione dei territori palestinesi, durano da oltre cinquant’anni. Ho imparato dai profeti d’Israele che bisogna essere al fianco dell’oppresso. Io esprimo opinioni, non sono depositario di nessuna verità. Penso però che questa situazione sia tossica. Per i palestinesi, che sono le vittime, ma anche per gli israeliani: non c’è niente di più degradante che fare lo sbirro a un altro popolo."

Ovadia però amplia la sua durissima critica, che non è contro Israele ma contro il governo di Israele, accusando la comunità internazionale di avere un atteggiamento "schifoso" nei confronti della Palestina e dei palestinesi: non un tentativo di raccogliere consensi, successo, denaro (che non mancano ad Ovadia) ma una vera e propria ricerca di verità e libertà.

"Se io dicessi che il governo Netanyahu è un po’ birichino, ma non così tanto, diventerei immediatamente il più grande artista ebreo italiano. Invece offendono i miei spettacoli."

Gli insulti e le calunnie che quotidianamente l'attore lamenta di ricevere, provenienti a suo parere da un pubblico ebreo, hanno lentamente logorato il rapporto tra l'attore e la comunità ebraica, portando Ovadia ad una scelta assolutamente radicale. Una scelta che però affonda le radici, spiega Moni Ovadia, nella stessa Torah, che il "popolo eletto" avrebbe sostituito con un nazionalismo partigiano cieco di fronte alla realtà dei fatti:

"[...] Gli ebrei sono come tutti gli altri. Si trovano in una condizione in cui il nazionalismo è a portata di mano? Diventano i peggiori nazionalisti, malgrado la Torah condanni l’idolatria della terra. L’ebraismo è una cosa, lo Stato d’Israele un’altra. Qualcuno ha sostituito la Torah con Israele. Il buon ebreo, dunque, non è quello che segue la Torah, ma quello che sostiene Tel Aviv. I sinceri democratici – tipo La Russa – sono amici d’Israele. E non importa se fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente."

Una spaccatura, quella tra Ovadia e la comunità ebraica, che vista a distanza appare insanabile.

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