“Nascosti dietro a un dito”: il medio di Bossi, il suo panino al formaggio e la pantomima sull'Inno nazionale visti da La Stampa


Ci voleva la penna, affilata e sapiente, del giornalista de La Stampa Federico Geremicca per chiarire definitivamente la pantomima di questi giorni sull'Inno nazionale e sull'importanza del concetto di Patria (schiava di Roma e della Vittoria oppure vittoriosa su Roma che era schiava della Padania... boh!). Il titolo della sua analisi è La fiera degli opportunismi:

Magari non è politicamente corretto. E certamente non aiuta «ad avvicinare i cittadini alle loro istituzioni», come si invoca da un po’ di tempo in qua. Però, per onestà, va detto: della questione in sé, della Grande Polemica - cioè del dito alzato di Umberto Bossi e di quel che è stato pomposamente definito «insulto alla Patria e alla bandiera» - del merito della faccenda, insomma, ieri nelle aule di Camera e Senato non fregava niente quasi a nessuno.

A cominciare da Bossi, naturalmente, che a pomeriggio inoltrato, in violazione di tutti i divieti, se ne stava su un divanetto del Transatlantico a mangiare pane e formaggio (o prosciutto, secondo altri) facendo briciole dappertutto. Il presidente Fini aveva appena finito di fargli una mezza ramanzina in aula - spiegando che insomma un ministro non può dire quelle cose e fare quei gestacci - e qualcuno magari s’aspettava la reazione furiosa del senatùr. Macchè. Lui si limita a borbottare: «Ma va là... Poteva non intervenire, che era meglio». E giù un altro morso al pane col formaggio...

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