Napolitano intercettato: il Quirinale contro la procura di Palermo


Deve averci riflettuto molto Napolitano, ma poi ha deciso di andare fino in fondo, e con uno scarno comunicato, pubblicato poco fa sul sito del Quirinale, ha dichiarato guerra ai pm di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia e in particolare sul ruolo di Nicola Mancino. L'ex ministro dell'Interno si era a più riprese rivolto al Quirinale e ai consiglieri di Napolitano per chiedere consigli e aiuto.

Il caso sul ruolo del Presidente della Repubblica era nato poche settimane fa, quando il Fatto Quotidiano aveva pubblicato le intercettazioni telefoniche fra Mancino e Loris D'Ambrosio, consigliere giuridico del Quirinale: i due discutevano di come tutelare l'ex ministro e vicepresidente del Csm dalle indagini della procura di Palermo, e D'Ambrosio sembrava farsi portavoce di Napolitano. Lo stesso presidente della Repubblica avrebbe parlato due volte al telefono con Mancino, e sono proprio queste telefonate intercettate a essere al centro della disputa.


Le presunte telefonate (ma a questo punto è praticamente certo che esistano) sono state intercettate ma non trascritte perché irrilevanti. Eppure, il fatto stesso che queste intercettazioni siano state registrate e non ancora distrutte, è bastato per attivare il Quirinale, che ha

affidato all'Avvocato Generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione.

La parola passa quindi alla Corte Costituzionale, deputata di dirimere i conflitti tra cariche dello Stato, come vuole la Costituzione, ma questo tipo di conflitto tra il Capo dello Stato e una procura è senza precedenti. Eppure, come ha detto pochi giorni fa il procuratore capo di Palermo, Messineo, nessuna norma prescrive l'interruzione dell'ascolto di una intercettazione, legittimamente autorizzata, solo perché il soggetto indagato parla con una persona non sottoposta a controllo.

A favore di Napolitano si era sollevato il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, che aveva accusato i pm di Palermo di violare la Costituzione. In realtà il presidente della Repubblica ha le stesse garanzie dei parlamentari per quanto riguarda le intercettazioni indirette. Ovvero non può essere intercettato direttamente, ma se parla con un soggetto indagato la conversazione viene registrata. E la distruzione delle conversazioni deve essere autorizzata da un giudice dopo apposita udienza, non può essere decisa dagli stessi inquirenti.

Foto | © TM News

  • shares
  • Mail
4 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO