Governo al palo, Pdl e Pd impongono la “melina”

La barca (del governo) va, ma va senza sapere dove, in piena bonaccia, girando su se stessa fra strappi e tempi morti, per tornare allo stesso punto di partenza.


Detto in altre parole siamo nella “melina”, magistralmente interpretata dal premier Enrico Letta, l’uomo giusto al posto giusto dentro la politica assente, ma premier sbagliato dentro una crisi del Paese devastante. Chi fa che cosa? Chi ha davvero coscienza dell’ampiezza e della profondità della crisi generale di un’Italia al limite del tonfo finale?

L’ammirevole acume e la saggia azione da emergenza di Giorgio Napolitano paiono quasi un rifugio consolatorio o riparatore per i due maggiori partiti della maggioranza di larghe intese, Pdl e Pd, totalmente fuori dal proprio ruolo politico (anche di orientamento e di stimolo per l’esecutivo e di raccordo con i cittadini), piegati sulle loro beghe interne, sideralmente lontani dalle aspettative e dai bisogni del Paese reale.

Anche nei passaggi morti della Prima Repubblica la politica in letargo permetteva lunga vita al premier e al governo di turno frenando un Paese scalpitante. Tant’è che poi, sotto la pressione delle opposizioni o delle frange più attive dentro i partiti della maggioranza, la tattica della “melina” saltava e il gioco riprendeva lena, con nuovi premier e nuovi governi, se non con nuove maggioranze. C’era insomma un ricambio e quel ricambio, oltre a ossigenare la democrazia, rilanciava il Paese.

Oggi, proprio la debolezza e la poca incisività del governo Letta sono paradossalmente i suoi elementi di forza, quanto meno una garanzia di sopravvivenza, pur se al limite del coma.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Il primo di questi elementi è la difficoltà parallela in cui annaspano i due maggiori partiti della maggioranza. Le liti interne nel Pd alla vigilia del congresso e le lotte nel Pdl fra super-berlusconiani e moderati filo-governativi hanno qualcosa di simile. Interessano poco o niente all'opinione pubblica, ma sul piano politico si traducono in un vuoto, in una mancanza d'iniziativa che permette a Letta di restare in piedi. Manca, è evidente, un vero slancio riformatore. Ma in altri contesti un episodio come il caso Cancellieri sarebbe stato devastante. Nella condizione attuale può invece essere riassorbito proprio perchè Pd e Pdl hanno bisogno di tempo per guarire dalle loro ferite”.

Quel tempo che non ha più l’Italia per non finire nel caos.

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