Berlusconi, ovvero il tormentone estivo: "Rientro, non rientro". Cosa sono oggi i partiti?

Come volevasi dimostrare: Silvio Berlusconi, con le sue “cose”, Pdl compreso, fa e disfa come gli pare e piace. Più o meno, anche i padri-padroni degli altri partiti fanno lo stesso, Pd compreso, pur diverso, ma in mano ai feudatari e ai capi bastone.

Ha fatto bene Pier Luigi Battista ieri sul Corriere a mettere in croce i partiti di destra e di sinistra con un pezzo intitolato “L’Allergia al dissenso che fa male ai partiti”. In poche parole Battista attacca i partiti, per nulla democratici, con l’obbligo di fedeltà al capo e dove il feticcio dell’unità spinge il dissenso all’angolo. “Per ovviare al deficit di democrazia hanno cominciato a venerare come un feticcio lo strumento mitologico delle primarie”. Ma, chiosa l’editorialista del Corriere, ai partiti “non basterà neppure il mantra delle primarie”.

I partiti sono quindi tutti uguali? Nel Pd si rivendica, come faceva il Pci, la “diversità” rispetto a tutti gli altri. Bersani, a differenza di Berlinguer, non può sventolare la bandiera del partito delle “mani pulite” perché la questione morale è un nodo tutt’altro che sciolto.

Ma rivendica per il Pd i suoi tratti di democrazia interna. E’ proprio così? Il Pd è oggi un mix fra l’ex Psi-Dc, fra correnti e controcorrenti in lizza fra loro per questioni di mero potere, e l’ex Pci del “centralismo democratico”, da molti ritenuto la quintessenza della democrazia interna.

Lo stesso Berlinguer difendeva a spada tratta il centralismo democratico di Lenin inteso “non come unanimismo preventivo ma come un metodo per assicurare alla fine l’indispensabile unità nell’orientamento e nel lavoro concreto del partito: cioè dopo che si fossero liberamente espresse le possibili diverse posizioni, quella maggioranza sarebbe giustamente divenuta la posizione di tutto il partito”.

Quindi centralismo democratico non come “norma soffocante della libertà d’opinione, ma come la norme che garantisce il lavoro unitariamente e disciplinatamente”. Si sa che nel Pci ci si poteva confrontare, ma mai si potevano mettere in discussione i fondamentali, sia ideologici che politici e anche quelli relativi alla leadership e ai gruppi dirigenti, per lo più cooptati.

Oggi, la domanda è questa, possibile che fuori dal centralismo del Pci e dalle correnti di Dc e Psi, l’alternativa debba per forza essere Berlusconi e/o i partitini familistici-padronali quali Lega (di Bossi) Idv (di Di Pietro), M5S (di Grillo)? La risposta, per ora è data dal governo Monti, quello dei tecnici.

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