Estorsione a Berlusconi: Lavitola condannato a un anno e quattro mesi

Pena dimezzata rispetto alla sentenza di primo grado.

Walter Lavitola è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per la vicenda della tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. La condanna è stata inflitta in appello dalla VI sezione della Corte d'Appello di Napoli. Per l'ex direttore dell'Avanti la pena è ridotta della metà rispetto al primo grado, quando era stato condannato a due anni e otto mesi.

Il procuratore generale Domenico Parisi aveva chiesto uno sconto solo di quattro mesi rispetto ai due anni e otto mesi inflitti in primo grado, mentre è stata respinta la richiesta dell’avvocato difensore di Lavitola, Gaetano Balice, che aveva chiesto il trasferimento del procedimento a Monza, in quanto il reato sarebbe stato commesso ad Arcore.

Secondo l'accusa, Lavitola aveva tentato di ottenere 5 milioni di euro dal Cavaliere in cambio del suo silenzio sulla vicenda “Tarantini-escort”. Con Lavitola è indagato anche l'imprenditore italo-argentino Carmelo Pintabona, assolto in primo grado dall'accusa di concorso in tentativo di estorsione. Durante le indagini, gli inquirenti avevano trovato nel pc di Pintabona una mail in cui Lavitola elencava e rinfacciava presunti favori ricevuti dall'ex premier.

In particolare il faccendiere, arrestato il 16 aprile dell’anno scorso scorso dopo un periodo di latitanza sudamericana nell’ambito dell’inchiesta sui fondi all’editoria, si era impegnato - secondo gli inquirenti - per fare una serie di favori a Berlusconi: aver mediato per "comprare" il senatore Sergio De Gregorio e aver contribuito alla costruzione del dossier su Gianfranco Fini. Lavori per cui aveva chiesto, in una lettera di venti pagine, qualcosa in cambio: “Entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai”.

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