Berlusconi, la “trappola” del 16 novembre

In un sol giorno, a dimostrazione di un disorientamento mentale e politico fuori misura, Silvio Berlusconi infila due “perle” da incorniciare. Alla delirante gaffe tratta da un estratto dal nuovo libro di Vespa sui suoi figli “trattati come gli ebrei sotto Hitler” il Cav fa seguire la scelta di anticipare la resa dei conti del Pdl prima del voto sulla decadenza.

Sulla prima scemenza l’ex premier prova a recuperare con la solita smentita, una toppa peggio del buco. Sulla seconda mossa, fallito l’appello all’unità del partito, l’ex premier dà l’ok alla linea dei falchi, per tentare di stanare Alfano e l’ala dei governativi del Pdl, con un out out che può tramutarsi in boomerang per se stesso e per i suoi fedelissimi.

Lo stato della fiera sta nella nota del “falco” ex ministro della Cultura (?!) Sandro Bondi, una presa di posizione che si commenta da sé: "Se il Popolo della Libertà/Forza Italia - scrive in una nota il parlamentare - si avvia a diventare un partito di correnti, animosamente contrapposte sulla base di ragioni di puro potere, e se la prospettiva è quella di accettare supinamente, pur con qualche vibrante dichiarazione di facciata, la decadenza di Berlusconi dal Parlamento, oltre al fatto di dover votare a qualunque costo una legge di stabilità che contribuirà a peggiorare la crisi e la sofferenza di tutti gli italiani, personalmente dopo tanti anni di onesto impegno non potrò approvare e riconoscermi in queste scelte".

Il quadro appare, più che fosco, desolante: da una parte i “falchi” nella difesa a riccio del Cav e che con lui andranno a picco, e dall’altra le “colombe”, novelli anti-Cav per abbordare la prima scialuppa di salvataggio. Stavolta, Berlusconi rischia davvero di cadere senza neppure l’onore delle armi.

Riassumendo, Berlusconi firma (contrario Gianni Letta) la lettera di convocazione del Consiglio nazionale Pdl per il 16 novembre, una brusca accelerazione rispetto all’8 dicembre, data stabilita all’ufficio di presidenza del 25 ottobre, per arrivare al voto sulla decadenza al Senato da leader saldamente in sella alla nuova Forza Italia. Tosto, la contro-lettera-documento dei “governativi”, con la minaccia dei trenta senatori pro-governo (quindi anti-Cav), con tanto di firme acquisite da Alfano&C.

Berlusconi all’angolo del ring, mentre le due anime del Pdl si apprestano all’ultimo duello del 16 novembre. Ma ci sarà davvero lo scontro in CN? Il Cav tenta comunque l’ultima carta: “Voglio arrivare al voto di palazzo Madama da leader forte del mio partito per poi guardare in faccia con il voto palese chi mi vota contro”. Non avendo più i numeri per rovesciare il tavolo del governo l’ex premier si gioca la carta del partito, presentandosi da padre-padrone, con una relazione “forte” al CN.

Ma sono possibili altri tranelli e altri colpi di scena, compreso l’assenza di Alfano&C nel Consiglio Nazionale. A quel punto, povero Silvio!

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