Stato-Mafia: Riina voleva uccidere Andreotti

Nuove rivelazioni del pentito Francesco Onorato sulla trattativa Stato-Mafia e l’inasprimento dei rapporti dopo il maxi-processo

Totò Riina voleva far uccidere Giulio Andreotti e suo figli e se avesse potuto avrebbe fatto uccidere anche altri politici dell’epoca. La deposizione del pentito Francesco Onorato nel processo sulla trattativa Stato-Mafia svela un nuovo retroscena delle tensioni sotterranee fra Stato e Mafia. Con parole pesantissime che chiamano in causa due presidenti del Consiglio:

I politici a Riina prima gli hanno fatto fare le cose, poi l’hanno mollato. Prima ci hanno fatto ammazzare Dalla Chiesa, i signori Craxi e Andreotti che si sentivano il fiato addosso. Poi nel momento in cui l’opinione pubblica è scesa in piazza i politici si sono andati a nascondere.

Dopo il maxi-processo degli anni Ottanta, alcuni politici vennero contattati da Cosa Nostra, fra di loro anche Salvo Lima che non si presentò all’appuntamento finendo così, insieme a tanti altri, sulla lista nera della cupola di Cosa Nostra.

Nella lista nera c’era anche Andreotti. Del suo assassinio avrebbero dovuto occuparsi i capimafia Graviano di Roma, ma i rinforzi alla scorta di Andreotti compromisero i piani di Cosa Nostra.

Secondo Onorato, Riina, indispettito dalla cessazione della comunicazione fra Roma e la Sicilia, compilò una vera e propria lista di personaggi da eliminare: Vizzini, Mannino, i cugini Salvo e Salvo Lima.

Onorato svela i meccanismi e le dinamiche di chi operava al fianco del leader:

Fare parte del gruppo di fuoco della commissione di Cosa nostra era come fare parte della Nazionale di calcio. Ci entravano persone con capacità particolari. Da componente del gruppo di fuoco ho fatto tra l’altro l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, quello del collaboratore del Sisde Emanuele Piazza, ho partecipato al fallito attentato a Falcone dell’Addaura. Quando abbiamo fatto l’attentato a Falcone, poi fallito, abbiamo messo in giro la voce che la bomba se l’era messa lui per indebolirlo, per farlo passare per bugiardo. Salvatore Biondino mi disse che si trattava di una pressione fatta dai politici per fare passare Falcone per uno di poco conto.

Oltre a rivelare come sia stata messa in moto la cosiddetta “macchina del fango” ai danni del giudice Giovanni Falcone, il collaboratore di giustizia ha raccontato l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, ucciso il 12 marzo 1992.

Onorato ha detto di sentirsi “abbandonato e lasciato solo dallo Stato” e ha poi aggiunto riguardo al suo vecchio boss:

Riina ha ragione ad accusare lo Stato, ha ragione a dire che lo Stato manovrava Cosa nostra. Lui sta pagando il conto, lo Stato no. Tra Cosa nostra e i politici c’è stata sempre connivenza.

Via | Il Secolo XIX

Foto © Getty Images

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