Berlusconi, per Alfano “bastone e carota”

Quel che succede nel Pdl-Forza Italia è il risultato del fallimento di una borghesia sfaldata e di un ceto medio sfarinato nonché della debacle personale del fondatore-proprietario del partito nato dalle ceneri della seconda Repubblica.


Il partito che ha dominato la scena per vent’anni, tutt’ora al governo del Paese, si mette da solo il cappio per impiccarsi, fra farsa e tragedia. Di solito i partiti scompaiono sotto l’urto di nuove straordinarie vicende storiche o sotto i colpi degli avversari. In questo caso vengono al pettine tutti i nodi e, paradossalmente, è l’ex ministro Sandro Bondi a “interpretare” la situazione: "Questa storia è finita, dietro Berlusconi non c'era niente. In questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico. Finisce male".

Già. Ma il conto dei vent’anni di berlusconismo lo pagano, salato, gli italiani. Che succede adesso? In Italia l’elettorato di centrodestra resta maggioranza ma è evidente che si trova deluso e smarrito, non riconoscendosi più nel partito del Cav.

Berlusconi si attacca a qualsiasi appiglio pur di non abbandonare il campo: sa bene che fuori dal governo, con la decadenza alle porte che lo espelle dal Parlamento, e con un partito ridotto a macerie il suo futuro personale e politico diventa fosco. Ma le durissime sentenze dei tribunali con i conseguenti contraccolpi politici mettono a dura prova la tenuta e la lucidità di un personaggio da sempre fra i più combattivi.

Dov’è il Berlusconi che sbatte fuori Casini e Fini, che fa saltare i governi, che sbaracca le urne ribaltando a suo favore le elezioni? E’, in ginocchio, con la mano tesa per implorare l’ex delfino Angelino Alfano a non compiere l’atto finale del tradimento, con la spaccatura del partito, con la formazione di un drappello di ministri-parlamentari capaci di supportare la maggioranza e di tenere in vita il governo Letta.

Scrive Stefano Folli: “ Berlusconi oggi è un uomo provato che non riesce a fare quello che davvero vorrebbe: buttare all'aria tutto, correre alle urne come ai vecchi tempi e curare tutti i guai con un bagno elettorale. Invece è costretto ad accettare che la linea la faccia Alfano sostenendo il governo, mentre lui un passo dopo l'altro scivola fuori del Parlamento senza sapere cosa il futuro porterà a lui, alla sua famiglia, ai suoi interessi economici. Da mesi la progressiva impotenza politica di un uomo che è stato potentissimo è l'unica chiave per capire cosa accade nei palazzi romani”.

E Alfano? Prende tempo per stanare il Cav o perde tempo perché non sa che fare? Il vice premier alza la voce: o accordo su tutto, partito e governo, oppure è pronto alla scissione. È la “separazione consensuale” la proposta del vicepremier: “E’ la soluzione migliore per tutti – dice – con due partiti, Forza Italia e Pdl che si riconoscono nella tua leadership”. Due partiti. Uno berlusconiano di lotta l’altro “diversamente” berlusconiano di governo.

Forse il vice premier tira la corda per incolpare Berlusconi dello strappo annunciato. O forse è l’ennesima farsa all’italiana sulla pelle del Paese.

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