Epifani:"Le radici del Pd sono nel Pse". Fioroni:"Allora rifacciamo la Margherita"


Nemmeno nei week-end si placano le controversie nel Pd. Ad un congresso che sta logorando giorno dopo giorno l'unità dei democratici, al caos sui tesseramenti (sospesi per due settimane), all'annuncio di Prodi che non rinnova la tessera e non vota alle primarie, si è aggiunto un nuovo fronte di battaglia interno.

Oggi il segretario del partito, Guglielmo Epifani, ha dichiarato:"Tra febbraio e marzo avremo l'onore di organizzare a Roma, per la prima volta, il congresso del Pse". Ed ha aggiunto:"Questo è un segno di appartenenza che dice quali sono le nostre radici e i nostri legami". Queste frasi sono state pronunciate in un incontro pubblico a Milano, organizzato da Giani Cuperlo

Dopo poco si è scatenato il putiferio: il gruppo proveniente dalla Margherita è insorto. La prima replica alle dichiarazioni di Epifani è arrivata dall'ex segretario del Ppi, Pierluigi Castagnetti: "Con tutto il rispetto di Epifani che fa un lavoro difficilissimo, non mi pare che il Pd abbia mai deliberato di aderire al Pse".

Giuseppe Fioroni è ancora più drastico. Fa sapere che l'annuncio, sull'organizzazione del congresso del Partito Socialista Europeo, è stato "un blitz pericoloso e grave che annulla il partito di centrosinistra per diventare sinistra". Con il congresso del prossimo anno "viene meno l'atto fondativo del Pd”, che escludeva l'adesione al Pse. In questo modo, aggiunge l'ex Ministro dell'Istruzione, "lo scioglimento della Margherita è annullato di fatto".
Ritorna così in campo lo spettro del superamento della fusione a freddo, tra D.S. e Margherita, con una scissione. Una strada, questa, che farebbe tornare all'ordine del giorno la rinascita di un grande centro all'italiana.

D'altro canto, dobbiamo ravvisare che queste fibrillazioni sono causate da una scelta di fondo poco lungimirante. Gli ex pci, entrati nella famiglia del socialismo europeo, non hanno mai avuto una vocazione alla vitoria. Si sono arresi in partenza, pensando che fosse possibile incrementare i consensi solo trasformandosi in qualcos'altro. Così si è consumato uno scontro che non ha prodotto molti risultati. Da una parte c'era chi, tra mille compromessi, voleva salvaguardare una certa identità di sinistra (D'Alema); dall'altra c'era chi ha pensato bene di metterla proprio da parte la sinistra (Veltroni).
Infondo, anche se le facce cambiano, oggi la medesima contrapposizione rimane in piedi. Basta sostituire al nome di D'Alema quello di Cuperlo e al nome di Veltroni quello di Renzi.

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