Pdl e Pd, beghe e assalto alla manovra. L’Italia reale affonda

L’Italia della politica si trastulla nei suoi riti e nelle sue beghe interne mentre l’Italia dei cittadini va a picco: il 70% degli italiani vive con gli incubi, il 37% chiede aiuto ai genitori, il 10% delle famiglie non arriva a fine mese, 400 mila partite Iva chiuse in cinque anni, finiti i fondi per la cassa integrazione in deroga con 350 mila senza sussidio.

Intanto i partiti vanno all’assalto della manovra con 3 mila emendamenti (modifiche per quasi 10 miliardi, di fatto una riscrittura del pacchetto congegnato dal governo), per lo più a difesa di caste e di privilegiati nella peggior logica elettoralistica, con il Pdl a testa bassa per ottenere la sanatoria per le cartelle esattoriali e con la … trovata alla .. Totò della vendita delle spiagge.

Il cauto ottimismo del premier Letta sulla ripresa non trova riscontro nei fatti, come dimostrano anche le cifre della inarrestabile discesa del mercato delle auto e delle moto, oltre quello dell’edilizia.

Il governo ha le mani legate dai due maggiori partiti che lo sostengono, specie il Pdl, ci mette qua e là qualche pezza ma manca una strategia di rilancio e non c’è appiglio a quanto sta succedendo negli Usa (crescita del Pil) e nella stessa Europa.

Il taglio del costo del denaro al minimo storico deciso dalla Banca centrale europea è stata una prima risposta alle tendenze tutt’altro che rassicuranti manifestatesi nell’area euro, in termini sia di deflazione sia di fragilità della ripresa in corso. Non sarà sufficiente, tuttavia, e saranno necessari altri interventi. Sono soprattutto le politiche deflazioniste dominanti nei Paesi dell’area Euro che andrebbero modificate. Altrimenti la tanto agognata ripresa potrebbe trasformarsi in una prolungata fase di ristagno.


Scrive Paolo Guerrieri su l’Unità: “È stato soprattutto il timore della deflazione a spingere la Bce a decidere un nuovo taglio del tasso d’interesse (dallo 0,50 allo 0,25) dopo la riduzione operata ai primi di maggio. I prezzi sono cresciuti appena dello 0,7% su base annua, molto al di sotto dell’obiettivo programmato a medio termine dalla Bce (inflazione poco inferiore al 2%). Una dinamica deflattiva che ha interessato molti paesi dell’area euro e pressoché la totalità dei comparti produttivi.
Come rivelano drammatiche esperienze del passato, la deflazione è un processo difficilissimo da contrastare, una volta avviatosi. E’ da temere perché in grado di portare a una progressiva contrazione dell’attività produttiva, dal momento che imprese e famiglie sono spinte a posticipare continuamente le loro spese per consumi e investimenti nell’aspettativa di una perdurante discesa dei prezzi. Anche la sostenibilità dei debiti, pubblici e privati, diviene più difficile perché i tassi di interesse reali sono spinti verso l’alto”.

I partiti non sentono e non vedono. I sindacati preparano una settimana di scioperi. Con la prossima settimana, infatti, entra nel vivo la mobilitazione unitaria, promossa da Cgil Cisl Uil, per cambiare la legge di Stabilità. Non basta. Ma i lavoratori devono far sentire la loro voce.

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