Pdl e Pd, fra rais e cacicchi

Quel che accade nel Pdl dimostra lo stato in cui versa la politica in Italia ma quel che accade nel Pd non è meno grave e meno preoccupante.

Di là il padre-padrone non ammette eccezioni al suo potere e alle sue esigenze, tutto ruota attorno a lui e chi non ci sta viene espulso come corpo estraneo. Di qua, tutti i tentativi di unire il meglio dei partiti della prima Repubblica (Pci e Dc in testa) sono falliti, l’amalgama non è riuscita e, di fatto, al centro non esiste leadership e nel territorio comanda il partito dei cacicchi e infuriano i capi bastone e i signori delle tessere.

A meno di improbabili giravolte, sabato prossimo nel CN il Pdl chiuderà i battenti fra le grida di traditori ad Alfano&C e le ovazioni al Cav-rais per la ripartenza di Forza Italia, minestrone riscaldato per l'ultima battaglia di Berlusconi e le sue cricche. Fra (grande) farsa e (mini) tragedia si consuma la fase finale della “caduta degli dei”, con il centrodestra in brache di tela in cerca di leadership e identità.

Non va meglio sul fronte del centrosinistra con il Partito Democratico incartato nel perenne giro infernale dei congressi e delle primarie. Il Pd – come lo definisce in modo pungente l’ex Pci Peppino Caldarola – altro non è che: “Un ritrovo di cacicchi” dove ognuno tira l’acqua al proprio mulino per evidenti e non nobilissimi motivi di cordata e ancor meno nobili motivi di interesse personale.

Il caos delle tessere, il continuo tentativo di delegittimazione dei capi e capetti, è solo l’iceberg del caos che regna nel partito. Può, un partito così, avere la credibilità per rappresentare il riformismo italiano, per ripulire la politica italiana, per assumersi la responsabilità di un governo “vero” in grado di portar fuori l’Italia dal pantano?

Ancora una volta ci viene di aiuto il saggio Caldarola, ex direttore de l’Unità: “E’ così che si conferma che questo partito, il Pd, è stato fondato, malgrado le buonissime intenzioni, da dirigenti per caso, gente che avrebbe voluto trovarsi altrove e che quando è stata costretta a stare lì dove il caso l’ha messa ha continuato a farsi i fatti suoi. Prodi l’ha capito annunciando per la decima volta che si ritira dalla politica. Sarebbe spiacevole per il Pd e non utile per la politica italiana se questo spirito dimissionario prendesse il popolo dei gazebo. Renzi e Cuperlo che si sono sfidati lealmente, e che sono le uniche persone serie che vedo in giro, diano a questi elettori buoni motivi per non stare a casa l’8 dicembre”.

Povero Pd, povero centrosinistra, povera Italia.

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