Berlusconi, Alfano e la scissione del Pdl. La rottura sembra inevitabile

Solo un monologo del Cavaliere al Consiglio Nazionale e poi il passaggio a Forza Italia. Gli "alfaniani" potrebbero decidere di non presentarsi nemmeno.

Non sembra esserci molto più spazio per ricucire, quando al Consiglio Nazionale del Pdl non mancano che cinque giorni. Conto alla rovescia in vista della resa dei conti definitiva, quella che, probabilmente, suggellerà la spaccatura definitiva tra il Popolo delle Libertà e Forza Italia, tra le due anime del partito di Silvio Berlusconi. Che tra Alfano e il Cavaliere si sia ormai ai ferri corti è un dato di fatto; se il primo sembra quasi provocare quando dice che Berlusconi sarà il candidato premier "nel 2015", il secondo inizia con le minacce dirette, evocando lo spettro di Gianfranco Fini: "Farete la sua stessa fine".

Messa così, non sembrano esserci più molti margini per ricucire, il che significa che si andrà alla conta. I numeri che circolano in questi giorni, riguardo al posizionamento degli 800 membri del consiglio, sono abbastanza confusi: oltre 300 per gli alfaniani, oltre 600 per i berlusconiani. Il totale è di oltre 900, cosa ovviamente non possibile. Ovviamente tutte le fazioni cercano di rimpinguare le loro fila, ma per ora l'unica cosa certa è che al Senato i seguaci del ministro dell'Interno sono almeno una trentina, sufficienti quindi per permettere al governo Letta di andare avanti.

E al Senato ci sarà probabilmente l'unica occasione per contarsi, visto che Silvio Berlusconi - che non ha intenzione di ritrovarsi di fronte a situazioni come quella del celebre "che fai mi cacci?" - il 16 novembre non permetterà a nessun altro di parlare: ci sarà un suo monologo e poi il passaggio dal Pdl a Forza Italia per acclamazione. Inutile sperare, per gli alfaniani, in discorsi contrapposti e voti su mozioni. E in molti, tra i ribelli, iniziano a chiedersi se non sia il caso di disertare.

Una situazione estremamente tesa, che sembra essere il necessario preludio alla più clamorosa delle spaccature. Per ricucire servirebbe almeno prendere altro tempo; ma Berlusconi sembra non volerne più sapere: vuole rompere con i traditori, passare all'opposizione e riprendersi il partito in mano. Sperando che i numeri non consentano al governo Letta di sopravvivere alla sua decadenza e di poter così suonare la carica in vista di possibili elezioni politiche nel 2014.

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