Legge di Stabilità, accordo Pd-Pdl su no tax area: arriva lo stop della Commissione Bilancio

Da lunedì a venerdì mobilitazioni dalla Calabria alla Lombardia. E in Parlamento si prepara l'assalto alla diligenza.

13 novembre 2013: la presidenza della commissione Bilancio al Senato, come anticipato da più parti nelle ultime ore, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati da Pd e Pdl per alzare la soglia di reddito annuo, da 8 mila a 12 mila euro, al di sotto della quale si gode dell’esenzione totale dall’Irpef.

Mancano le coperture rende gli emendamenti, per usare le parole del sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, “francamente non sostenibili”. Intanto, dopo questo no secco della Commissione, il lavoro di esame degli oltre 3000 emendamenti, prosegue e non si esclude che il voto vero e proprio parta già domani.

Daniele Particelli

Il confronto in Commissione Bilancio del Senato

Comincia oggi, martedì 12 novembre, l'esame della legge di Stabilità alla Commissione Bilancio del Senato: un confronto che si preannuncia aspro e rovente, nonostante l'accordo tra Pd e Pdl su una vera e propria "no-tax area Irpef" per i redditi inferiori ai 12mila euro annui.

Un confronto che potrebbe tramutarsi facilmente in scontro politico, viste le divergenze sostanziali nell'approccio alle politiche economiche degli alleati nelle larghe intese: da un lato la questione immobili, centrale per il Pdl, e dall'altra la detassazione del lavoro, di area Pd; un confronto reso ancor più instabile dall'attesa del Consiglio Nazionale del Pdl, previsto per sabato prossimo, al quale i "diversamente berlusconiani", sulla scia dell'ormai ex delfino Angelino Alfano, potrebbero addirittura non partecipare.

Il nodo è tutto sulle politiche e sugli interventi principali da affrontare in campo economico, con gli alfaniani che parrebbero aver definitivamente sconfessato l'impostazione del centrodestra, incentrata quasi esclusivamente sulla casa e sull'ipotesi di un nuovo condono tombale. Dal governo Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni fanno sapere di valutare positivamente l'intervento del Parlamento sulla legge di stabilità, auspicando una discussione seria ed aperta che possa migliorare il provvedimento.

L'altissimo numero di emendamenti presentati al Senato, oltre 3000, mostrano come la discussione potrebbe arroccarsi su posizioni diametralmente opposte in ogni momento, ma lo stesso Saccomanni, ed il suo vice Fassina, hanno invece mostrato un cauto ottimismo in tal senso.

Tra il Pd, che punta ad una detassazione sostanziale sopratutto per le fasce di reddito basse (sotto i 20mila euro annui), ed il Pdl, che invece chiede di valutare un allargamento di questo lavoro anche alle fasce di reddito più alte, lo scontro si preannuncia dunque serrato, con i denti di entrambi i partiti ben saldi sul succulento osso della legge di Stabilità.

Andrea Spinelli Barrile

Legge di Stabilità: accordo Pd-Pdl su no tax area

La Legge di Stabilità inizia la parte più difficile del suo percorso, quella della discussione in aula. In Parlamento i vari partiti si preparano all'assalto alla diligenza per cambiare profondamente la ex manovra finanziaria. Epifani del Pd parla di "legge senz'anima in cui manca la parola investimenti", il Pdl chiede di "riscrivere il testo a tutela del ceto medio, unico possibile motore di ripresa" e intanto Letta rassicura tutti: "Le coperture per la cancellazione della seconda rata Imu saranno trovate".

Sì, ma dove si troveranno queste coperture? Si parla soprattutto di anticipi Ires e Irap che potrebbero arrivare al 116-120%. Il che ovviamente non fa piacere alle banche: "Continuare a penalizzarci è un grave errore, soprattutto alla vigilia degli esami in vista dell'Unione Bancaria Europea", così l'Abi. Il Pdl punta forte sulla privatizzazione delle spiagge: "Non vogliamo vendere i bagnasciuga, ma le concessioni", ha spiegato Alfano a chi, come Epifani, parlava di "beni pubblici fondamentali che è bene tenere nella proprietà di tutti". Da una misura di questo genere si prevede di poter racimolare tra i 4 e i 5 miliardi di euro.

Un accordo intanto si è trovato, e riguarda la no tax area Irpef per i redditi al di sotto dei 12mila euro. Soglia quindi parecchio più alta rispetto agli 8mila euro di oggi (7.500 per pensionati). Servono due miliardi di euro, che si possono trovare nei tagli di spesa alle amministrazioni pubbliche. Sull'argomento si registra però la contrarietà del viceministro dell'Economia Stefano Fassina: "È presto per parlare di ampliamento della no tax area. Si tratta di un'operazione molto costosa e non è finalizzata soltanto ai redditi più bassi". Un secondo emendamento riguarda direttamente il cuneo fiscale ed è stato proposto dall'ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: tassare tutto il salario di produttività al 10% per sostituire il taglio del cuneo fiscale. "L'imposta al 10% si applicherebbe solo ai redditi inferiori ai 40.000 euro annui su una retribuzione lorda non superiore ai 6.000 euro.

Rimangono però tutti i problemi sulla prima casa: il Pdl chiede lo stop anche al nuovo regime della Tasi, mentre 13 senatori del Pd chiedono di aumentare l'aliquota base della Tasi fissata dal Ddl Stabilità dall'1 per mille, all'1,5, proponendo una detrazione di 145 euro sull'abitazione principale esclusi A1, A8 e A9.

Intanto Cgil, Cisl e Uil danno il via alla settimana di scioperi che avevano promesso fin dall'inizio: da oggi fino a venerdì 15 sarà in corso uno sciopero nazionale che, con tempi e modalità diverse, toccherà tutte le province d'Italia. Questa la dichiarazione dei sindacati:

Le rivendicazioni alla base della mobilitazione Cgil Cisl Uil mirano a colpire sprechi e rendite per dare più risorse ai lavoratori e ai pensionati. I sindacati chiedono infatti misure per diminuire le tasse sui lavoratori e sui pensionati, così come risorse per rivalutare le pensioni, insieme all'adozione di iniziative per affrontare i nodi irrisolti nella Pa e dare efficienza alla spesa pubblica. Il tutto attraverso un dettagliato ventaglio di proposte che mirano, tra le altre cose, al taglio degli sprechi e dei costi della politica.

Quattro ore di sciopero tutti i giorni, che coinvolgeranno tutti i settori a partire dalla Calabria. A Rosarno, terra ormai simbolo, corteo e sciopero di 4 ore. Martedì 12 tocca alla Basilicata, mezza giornata di sciopero e sit in davanti a tutte le prefetture, mercoledì 13 stop di 4 ore per tutti i lavoratori di Lazio e Toscana e cortei in tutti i capoluoghi di provincia. Giovedì 14 tocca a Emilia Romagna, Liguria e Veneto e si concluderà il tutto venerdì 15, sciopero di quattro ore in Lombardia e in tutte le altre regioni mancanti. A Milano, venerdì, ci sarà il comizio di Susanna Camusso.

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