Il Movimento 5 Stelle: "i referendum anticasta sono una bufala". Ma Grillo aveva fatto la stessa cosa

Movimento 5 Stelle referendum anticasta
Del referendum "invisibile" per tagliare gli stipendi dei deputati ne abbiamo parlato nei giorni scorsi, dando anche conto dei dubbi sull'utilità e la legittimità della raccolta firme messa in piedi dal movimento Unione Popolare, che intende abolire la diaria dei parlamentari (3000 euro al mese), con un risparmio per i contribuenti italiani di circa 39 miliardi l'anno. Una raccolta firme di cui nessuno parla, se non la rete, e che è stata ignorata se non avversata anche da chi tradizionalmente cavalca queste battaglie, come il Movimento 5 Stelle e l'Italia dei Valori.

Su Internet, sollecitati in materia, alcuni gruppi isolati di grillini si erano lanciati contro l'iniziativa e perché, secondo le leggi in materia di referendum, non si possono depositare firme nell'anno solare precedente le elezioni politiche. E qualcuno aveva anche accusato gli organizzatori (dei transfughi dall'Udc) di utilizzare la raccolta firme solo per farsi pubblicità o per ottenere rimborsi elettorali. Oggi finalmente arriva una presa di posizione ufficiale, vergata da Vittorio Bertola del M5S di Torino. Nel comunicato vengono ribadite le accuse già circolate su internet, e vengono anche aggiunti altri dubbi. Vediamo quali.

Citando la legge 352 del 1970, sono 4 i punti contestati, che peraltro sono stati più volte ribaditi anche su questo blog e nel nostro network:

1) non è possibile svolgere un referendum in contemporanea con le elezioni politiche, e se vengono convocate le elezioni politiche le procedure referendarie vengono sospese e rinviate di un anno (art. 34);

2) è vietato depositare le firme di un referendum nell’anno (solare) precedente a quello delle elezioni politiche (art. 31);

3) le firme si potranno eventualmente depositare dal 1 gennaio (art. 32);

4) le firme devono essere depositate entro tre mesi dall’inizio della raccolta (art. 28).

Da questo è evidente che le firme raccolte in questi mesi (a partire da maggio), anche se si raggiungeranno le 500.000 unità non saranno valide, perché potranno essere depositate solo dal 1 gennaio 2013, quando però saranno passati più di tre mesi dall'inizio della raccolta. Se dal 1 ottobre 2012 partisse una nuova raccolta, il referendum si terrebbe nel 2014 o addirittura nel 2015.

Gli organizzatori vengono accusati di ambire ai rimborsi elettorali nel caso di raggiungimento del quorum (ma se le firme non sono valide, non ci sarà referendum e quindi niente quorum), ma c'è anche dell'altro. Citando il caso di Renzo Rabellino, si paventa che le firme raccolte possano essere "riciclate" (all'insaputa dei firmatari) per presentare alle prossime elezioni la lista di Unione Popolare o del Comitato del Sole, che ha presentato un quesito analogo.

Nel comunicato poi si parla di possibile "ingenuità" degli organizzatori, e Bertola ricorda come in passato alcuni abbiano raccolto firme con "leggerezza" e ignoranza delle leggi. Ma di chi parla? Proprio di Beppe Grillo, che nel 2008 presentò tre quesiti referendari per la cancellazione dell’ordine dei giornalisti, dei contributi pubblici all’editoria e della legge Gasparri. Ma il comico genovese, nonostante fosse stato avvertito, depositò le firme nell'anno delle elezioni senza rispettare le date, e quindi le firme furono annullate.

Foto | © TM News

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