Primarie Pd: boicottaggio contro Matteo Renzi?

La questione segretario-candidato premier continua a tenere banco. Con il rischio di indebolire tutto il partito.

Meno di un mese alle Primarie Pd e situazione nel Partito Democratico che non accenna a rasserenarsi. Vero, lo stop al tesseramento ha fermato le polemiche in questo senso, ma la sensazione è che gli attuali dirigenti democrats non riescano proprio a rassegnarsi all'idea che il sindaco di Firenze sarà il futuro segretario del partito (cosa che, secondo i sondaggi, è ormai scontata). Oppure, se proprio segreteria targata Renzi dev'essere, che il rottamatore sarà anche l'uomo che guiderà il Pd alle prossime elezioni.

Insomma, quello che sta andando in scena è un tentativo dell'ultimo minuto che di sicuro non fermerà la vittoria di Renzi, ma potrebbe anche riuscire a indebolirla. Se non è questo l'obiettivo, non si capirebbe perché bersaniani doc come Nico Stumpo continuino a ripetere che "chi non è del Pd non dovrebbe votare alle primarie". Messo così sembra un ragionamento di buon senso - visto che si sta votando solo per il segretario e non per il premier - ma dal momento che lo statuto dei democratici vuole che il segretario sia anche il candidato premier, ecco che, dalle parti dei renziani e dei veltroniani, si fa notare che "è importante far passare l’idea che si può diventare elettori del Pd proprio con le primarie dell’8 dicembre”.

La regola che vuole che il segretario sia anche il candidato premier è stata messa in disparte nel 2012 proprio per consentire a Renzi di sfidare Bersani, ragion per cui oggi il sindaco di Firenze non può che accettare l'idea che anche a lui toccherà, quando ci si preparerà a nuove elezioni, tornare nuovamente a confrontarsi con il popolo del Partito Democratico per scegliere il candidato premier. Cosa giusta e legittima, e che dovrebbe andar bene a un candidato che vuole raccogliere voti ovunque. In primis da chi "elettore del Pd" indipendentemente da Renzi proprio non si sente, come chi proviene da Pdl o Movimento 5 Stelle.

E però, il fatto che anche Epifani si affretti a precisare che "il candidato premier non è per forza chi vince le primarie (per il segretario)" fa pensare che dentro il Pd sia in atto un tentativo dell'ultimo secondo per invertire una tendenza che sembra segnata. Perché continuare a precisare che l'8 dicembre si vota per il segretario e non per il candidato premier se non per tenere lontani dalle urne i "non elettori" del Pd?

La speranza di molti è che Enrico Letta accetti di candidarsi alle primarie per la premiership, quando saranno. L'attuale primo ministro è infatti visto come l'unico in grado di tenere testa al rottamatore, ragion per cui sottolineare come il voto dell'8 dicembre riguardi solo il segretario serve per non dare l'idea che il candidato premier sia già deciso. Se poi tutto ciò rischia solo di richiamare meno persone alle primarie, indebolire la quasi certa vittoria di Renzi e di conseguenza far partire già zoppo il nuovo corso del partito, poco importa. Anche perché, dalle parti del rottamatore, qualcuno riesce anche a vederla in modo ottimistico: "Più ci attaccano, più ne guadagniamo noi. Si pensi a Grillo: contro tutti, ha preso il 25 per cento”.

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