Legge elettorale, il monito di Napolitano: "Serve responsabilità".

Il governo apre ad una soluzione del nodo legge elettorale tramite decreto legge. Letta: "Porcellum male assoluto, governo a disposizione del Parlamento"

Rispondendo su Twitter e in streaming a sostenitori e potenziali elettori alle primarie il sindaco di Firenze Matteo Renzi, "cavallo vincente" dei bookmaker alle prossime primarie del Pd dell'8 dicembre, ha annunciato la sua proposta per una nuova legge elettorale, proposta che sarà presentata prima del voto.

"La nostra proposta di legge va sotto il nome sindaco d’Italia, cioè una legge elettorale dove si sa chi ha vinto. [...] Il Pd proporrà la sua legge elettorale e sono certo che ci siano i numeri in Parlamento per evitare il proporzionale, che significherebbe l’istituzionalizzazione delle larghe intese che diventano perenni."

Renzi non ha mai nascosto di vedere nella modalità di elezione dei sindaci l'unica via per una legge elettorale democratica e corrispondente alle esigenze di governo ma dimenticando che i cittadini italiani non eleggono direttamente il primo ministro, essendo l'Italia una Repubblica parlamentare. Applicare la legge elettorale in vigore per le elezioni comunali prevederebbe dunque un cambio dell'assetto istituzionale verso quel "premierato", o meglio quella Repubblica Presidenziale, del quale ogni tanto si parla: certamente non un percorso immediato, che prevede il via libera di almeno due terzi delle forze parlamentari.

Nel frattempo, a Roma, proprio oggi la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha bocciato l’ordine del giorno di Pd, Scelta Civica e Sel, che proponeva, tra l’altro, il doppio turno di coalizione

Legge elettorale, il monito di Napolitano: "Serve responsabilità"

Sulla legge elettorale e sulla sua abolizione i fronti sono almeno quattro: da un lato, in solitaria, c'è il maratoneta del digiuno Roberto Giachetti del Pd, in sciopero della fame dal 7 ottobre per chiedere l'abolizione del Porcellum.

C'è poi il fronte politico, con lo stato confusionario totale nel quale versano entrambi i grandi partiti del pensiero unico e delle grandi coalizioni, Pd e Pdl, incapaci persino di prendere il principio e cominciare ad intavolare una prima discussione che faccia il punto sul tema: più che di confusione però, in questo caso è cocente il sospetto che si tratti di vera e propria malafede. Il risultato è che in Parlamento la discussione sulla legge elettorale non è mai cominciata, nonostante in molti dopo l'estate la davano per risolta entro ottobre (tra questi il premier Letta).

A questi due fronti, al momento inconcludenti (con buona pace di Giachetti, che sul tema si spende fisicamente da oltre un anno, con tre scioperi della fame), si sono aggiunte le castagne portate nella discussione di intenti dal primo ministro Enrico Letta e dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: lo stesso capo del governo, ieri mattina, si era detto disponibile infatti a valutare una riforma della legge elettorale emanata per decreto da Palazzo Chigi.

Sembrerebbe un'assurdità: la legge elettorale, cartina tornasole dello stato democratico di un Paese, emanata dal governo senza che il Parlamento, espressione e rappresentazione politica e istituzionale dei cittadini italiani, ne discuta una riga (non sarebbe assurdo in una repubblica presidenziale, lo è ai limiti dell'incostituzionale in una repubblica parlamentare). Eppure Letta sembrerebbe determinato ad intervenire per togliere dallo stallo le forze parlamentari:

"Il governo è a disposizione per una soluzione ma senza creare corto circuito istituzionale [...]. Il Porcellum è il male assoluto. [...] Sono pronto a ragionare ma solo se il Parlamento ritiene opportuno chiedere un intervento. Un decreto senza tale premessa è ai limiti delle forzature. [...] La legge elettorale è compito del Parlamento che mi aspetto dia una risposta. Ho letto ieri (domenica, ndr) un autorevole editoriale secondo cui il governo dovrebbe fare un decreto, ma questo solo se il Parlamento lo chiede. Perché l'idea di un intervento di urgenza del governo contro il parlamento è ai limiti delle forzature. Se invece il Parlamento ritiene opportuno chiedere un intervento sono pronto a ragionare: il governo è a disposizione del Parlamento per trovare soluzioni ma non contro le Camere, altrimenti si creerebbe un corto circuito istituzionale."

Letta lo ha chiarito rispondendo ai giornalisti a margine della sua visita a Malta di ieri mattina. Sull'argomento è tornato, poche ore fa, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, creando il quarto fronte politico-istituzionale sulla legge elettorale: a margine di un convegno su Piero Melograni il capo dello Stato ha risposto alle domande di alcuni giornalisti, che gli chiedevano un parere proprio sullo stallo parlamentare in materia di Porcellum.

Napolitano auspica principalmente responsabilità da parte delle forze politiche, unico intervento possibile nell'esercizio delle sue funzioni, ma ogni suo monito sembra più che altro disperdersi nel mare della polemica politica (come è stato per il messaggio alle camere sulla giustizia):

"Serve un briciolo di senso di responsabilità. [...] So che c'è una riunione alla commissione Affari costituzionali del Senato. Attendo gli esiti di questa riunione. La discussione non è finita, non si è gettata la spugna."

Ha detto ai cronisti il Presidente della Repubblica, che gli chiedevano se sia o meno percorribile la strada di un decreto del governo in caso di mancato accordo tra le forze parlamentari.

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