Commemorazione di Nassiriya, deputata M5s ricorda il kamikaze in Aula

Polemiche alla Camera. Corda (M5s): "Anche lui vittima". Come si creò la guerra in Iraq?

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Durante la commemorazione delle vittime nella strage di Nassiriya di oggi pomeriggio, tenutasi alla Camera dei Deputati, la deputata del M5s Emanuela Corda ha ricordato, nel suo discorso in Aula, tutti i morti nell'esplosione di quella mattina irachena, folli carnefici compresi.

"Tutti noi ricordiamo commossi i 19 italiani deceduti in quell'attacco kamikaze, e oggi siamo vicini ai loro familiari; a volte ricordiamo anche i 9 iracheni che lavoravano nella base italiana. Nessuno ricorda però il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perché anch'egli fu vittima oltre che carnefice."

Immediatamente dall'Aula si sono levate urla di sdegno, in particolare dal gruppo di Fratelli d'Italia, che ha condannato le parole della deputata pentastellata nell'intervento del capogruppo Ignazio La Russa, e dalla Lega Nord.

Nel suo discorso la deputata si è anche soffermata brevemente sulle famose "provette" mostrate alla Commissione dell'Onu da Colin Powell, all'epoca Segretario di Stato degli Stati Uniti sotto la presidenza di George W. Bush Jr, ricordando come l'amministrazione americana confezionò di fatto una truffa per scatenare la guerra.

Piuttosto poco accomunabili i due fatti, se non per una mera questione di collocazione storica, le polemiche che si sono sollevate sono state sterili tanto quanto il discorso della deputata del Movimento che, per esigenze di tempo o di chissà cosa, ha alzato parecchia confusione su come andarono le cose, seppur certamente intaccando un tema piuttosto interessante, nonchè mai risolto.

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Guerra in Iraq, come andarono i fatti?

E' grazie ad una ricostruzione piuttosto accurata fatta dal Partito Radicale che oggi possiamo risalire la china fino alle menti che costruirono, e come, la pantomima delle armi di distruzione di massa prima e della "guerra lampo di liberazione" poi, cavallo di Troia negli organismi internazionali che alla guerra in Iraq si opponevano strenuamente.

Saddam Hussein sarebbe stato disponibile a deporre il potere, ottenendo precise garanzie, lasciando il Paese per espatriare coperto dall'immunità. L'ipotesi sarebbe dovuta essere avanzata dalla Lega Araba allo stesso Saddam, evitando così "la figuraccia" del passo indietro: il Presidente della Emirati Arabi Uniti, lo Sceicco Zayed al-Nahyan, avrebbe dovuto discutere con i colleghi della Lega Araba, in un summit a Sharm el-Sheikh il 1 marzo 2003, proprio della proposta di esilio per Saddam Hussein, che tesseva le sue carte diplomatiche per uscire di scena senza troppi starnazzi (e, con il senno di poi, evitando una carneficina).

Secondo il dossier preparato dal PR quel summit andò a monte a causa dell'intervento astioso e violento di Muammar Gheddafi, che insultò pubblicamente il re saudita e lo accusò di essersi venduto agli Stati Uniti. Il discorso, in diretta televisiva, fu talmente piccato che la regia dovette sospendere le trasmissioni, che ripresero solo due ore dopo comunicando il sostanziale fallimento del meeting.

Un momento, quello, che cambiò le sorti del mondo:

“L’idea probabilmente arrivò quando ormai era troppo tardi, o forse avrebbe potuto avere maggior successo se fosse stata accompagnata da un lavoro di lobbying più confidenziale. Comunque sia, tutto ciò è storia.”

riferì al New York Times un membro della Lega Araba presente alla sessione.

Era il periodo, quello, delle febbrili telefonate tra Londra e Washington, e tra Roma e Madrid, e talvolta tra Washington e Roma e tra Roma e Londra e Madrid e via discorrendo: era il periodo dei meeting al ranch di Crawford, in Texas, dove il Presidente Bush accoglieva in tenuta da cowboy i suoi ospiti dall'inglese scalcinato e dove si discuteva di terrorismo e di guerra.

Nei verbali di quelle riunioni, trascritti da numerosi quotidiani nel mondo, si legge che il 22 febbraio 2003, in un incontro tra Bush e Aznar, e con Blair e Berlusconi in collegamento telefonico, Bush afferma di essere a conoscenza di una possibilità che Saddam accetti l'ipotesi dell'esilio:

"Sembra che abbia fatto sapere che sia disposto ad accettare, se gli permetteranno di portare con se un miliardo di dollari. [...] Gheddafi ha detto a Berlusconi che Saddam se ne vuole andare."

Ma chiudendo poco dopo ogni possibile ipotesi di questo tipo: "il ladro, il terrorista, Saddam Hussein va schiacciato". L'ipotesi dunque era già nelle conoscenze del cerchio diplomatico di Bush almeno un mese prima dell'inizio dei bombardamenti, il 20 marzo del 2011. Gheddafi sarebbe dovuto essere il mediatore nei colloqui con Saddam Hussein, su suggerimento di Berlusconi, e così fece: cosa che, se legata con la conclusione di quel vertice della Lega Araba, appena una settimana dopo "la sentenza" di Bush, mostra le tinte fosche anche di un'altra guerra successiva, quella in Libia culminata con l'uccisione del Colonnello.

Se andassimo tuttavia alla ricerca di una dimostrazione politica di quanto sopra descritto, potremmo semplicemente andare a ricercare negli archivi della Camera dei Deputati: il 19 febbraio 2002 la Camera votò ed approvò a maggioranza assolutauna risoluzione che impegnava il governo a sostenere presso tutti gli organismi internazionali l'ipotesi di esilio per il dittatore iracheno Saddam Hussein ma, nei successivi consessi internazionali (come nei due consigli europei seguenti) il governo italiano di Silvio Berlusconi non menzionò mai questa ipotesi, mentre nel contempo appoggiava in toto le bugie dell'amministrazione americana sulle armi di distruzione di massa possedute da Saddam Hussein, ad oggi mai trovate.

La storia, ricostruita nei fatti, può essere enormemente arricchita da i tantissimi ricordi, ancora freschi per certi versi, di quel drammatico periodo, ma si colora di rosso sangue se osservata con il senno di poi, un sangue che non ha carnefici. Eppure le memorie, i libri, il silenzio che è stato steso negli anni su quella guerra, che ancora miete vittime ogni giorno, sembrano essere l'unica cosa che ha importanza. Della verità sembra non interessarsi nessuno.";}}

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