La Bindi a chi vuole i matrimoni gay: "Andate da un'altra parte"

Rosy Bindi unioni civili
Serata movimentata alla Festa dell'Unità ieri a Roma. Sul palco della tradizionale kermesse del partito era la volta di Rosy Bindi, mai come in questi giorni nell'occhio del ciclone per le sue posizioni sul tema delle unioni gay. Come vi abbiamo ampiamente riportato, il casus belli va ricercato nell'assemblea PD della scorsa settimana, quando il tema dei diritti omosessuali ha, tanto per cambiare, spaccato il partito. La Bindi, come presidente del partito, ha fatto votare un ordine del giorno ritenuto troppo blando (quello dei cattolici alla Fioroni), e dopo la sua approvazione ha impedito che il partito ne votasse un altro che riconosceva pari diritti alle coppie gay.

Ne è seguita una settimana di fuoco per la Bindi, che si era difesa dando dei "massimalisti" a quelli che chiedono i matrimoni gay e citando il caso di tre paesi in cui sono in vigore le unioni di fatto sull'esempio dei Di.Co. di prodiana memoria: Francia, Gran Bretagna e Germania. Peccato che, come ha fatto notare Alessandro Gilioli sul suo blog, proprio in Francia e Gran Bretagna i rispettivi capi di governo hanno detto di voler introdurre i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La polemica è esplosa sul palco della Festa dell'Unità, quando l'intervento della Bindi è stato contestato da alcuni manifestanti pro-gay. E la Bindi ha sbottato con alcune frasi che non sono passate inosservate (qui il video).

Capiamoci subito, se qualcuno pensa che ai cattolici del PD sia riservata solo la libertà di coscienza, se lo scordi

ricordando poi che si sono candidati a governare l'Italia e non un pezzo della società (ma allora perché quel pezzo della società dovrebbe votare proprio loro, verrebbe da chiedersi.

Poi la Bindi ricorda quando, da ministro del governo Prodi, aveva provato a far approvare i Di.Co., le coppie di fatto, ed era stata osteggiata dall'opposizione "mi hanno convocato una piazza contro per aver provato a dare un riconoscimento a voi e alle vostre relazioni affettive". Al di là del cattivo gusto di rinfacciare la cosa con un tale distinguo ("io" e "voi") è senza dubbio vero che la Bindi si sia battuta molto per i Di.Co. e la cosa le fa onore tantopiù per la sua formazione cattolica, ma proprio per questo fa ancora più impressione la diga che ha eretto verso chi chiede pari diritti alle coppie gay.

I vescovi ora rimpiangono i Di.Co. Se andate avanti così rimpiangerete le unioni civili [...] Potevo anche fare un partito mio, ma ho bisogno di voi, e se voi non sentite questo bisogno, allora siete voi che dovete andare da un'altra parte, non io.

In certe situazioni si dicono parole grosse e non volute, e probabilmente questo è il caso, ma nessuno è tornato sui suoi passi. Un comunicato del PD fa sapere che poi la Bindi si è chiarita con i manifestanti, e insomma tutto è finito a tarallucci e vino, ma forse una parola di scusa a chi dovrebbe "andare da un'altra parte" perché la pensa diversamente dalla Bindi (e da una grande fetta non solo del PD ma anche e soprattutto dell'elettorato di centrosinistra) ci poteva stare.

Foto | © TM News

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