Netanyahu blocca la costruzione di 20mila case per coloni. L'Iran fa paura


Benjamin Netanyahu

ha annullato il piano di costruzione di 20 mila unità abitative in Cisgiordania e ha bloccato l'implementazione del progetto E1. Questo prevede la costruzione di un tunnel che collegherà le colonie di Gerusalemme e l'insediamento di Ma'ale Adumim.

La decisione è stata accolta con favore dall'Autorità Nazionale Palestinese che ha chiesto più volte, come precondizione di un sereno svolgimento dei trattati pace, lo stop alla creazione di nuove colonie in territori occupati. Tuttavia la mossa di Netanyahu ha poco a che vedere con la Palestina. Come spiega l'Agenzia Nena News, le motivazioni che hanno guidato il gesto del premier israeliano sono facilmente rintracciabili nella comunicazione inviata al leader del partito ultra nazionalista Casa Ebraica e Ministro per l'Abitazione: Uri Ariel. Ivi Netanyahu ha dichiarato che le politiche di espansione in questo momento sono controproducenti perché aprono: "un confronto non necessario con la comunità internazionale nel periodo in cui Israele è impegnata a persuaderla a trovare un migliore accordo con l'Iran".

Da queste parole si comprende che il governo israeliano ha intuito la necessità di un cambiamento di strategia, al fine di influenzare la comunità internazionale nel negoziato tra Iran e 5+1. Il premier israeliano ha così ha scelto di venire incontro alle richieste di Kerry sulla Palestina e di recuperare un rapporto diplomatico con Washington, molto tormentato nell'ultimo periodo.
A tale proposito, Avigdor Lieberman, riconfermato ieri ministro degli esteri, ha usato nei confronti di Kerry e dell'amministrazione Obama dei toni pacificanti, molto differenti rispetto a quelli degli ultimi mesi. Il titolare del dicastero degli esteri, infatti, ha sottolineato che non è opportuno creare una frattura con gli Usa, alleato storico di Tel Aviv.

A fare paura ad Israele è un Iran diverso, che per effetto della possibile sospensione delle sanzioni economiche torni a crescere. Ciò potrebbe far acquisire a Tehran un peso diplomatico non indifferente e un ruolo egemonico sugli altri paesi arabi. Inoltre il "fantasma iraniano", utilizzato dai governi israeliani, potrebbe venire meno se il negoziato dovesse andare a buon fine. La nascita di un Iran moderato farebbe cadere, infatti, la minaccia alla sicurezza interna di Israele, e conseguentemente metterebbe in discussione i milioni di dollari destinati al finanziamento della difesa.

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