Lodo Alfano, verso il referendum?

Il lodo Alfano è legge dopo l'approvazione delle Camere e l'ok del Capo del Stato. "Che facciamo a questo punto che la frittata è fatta?", si chiede il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. "Dobbiamo cancellarla, - dice - e l'unica arma che abbiamo è il Referendum. E come si fa? Con la legge che prevede i Referendum, la quale ha delle “finestre” particolari: le firme di presentazioni devono essere almeno 500 mila e per ogni persona che firma deve essere raccolto il suo certificato elettorale. Non è una cosa facile, non basta solo trovarci in piazza a firmare, qualcuno poi deve andare a raccogliere i certificati nei comuni. Ce ne vogliono almeno 500 mila, ma per non sbagliare bisogna raccoglierne 600, 700 mila. La legge dice che le firme devono essere raccolte in una data che va dal primo di gennaio al 30 settembre. Le dobbiamo raccogliere in questo tempo perché la legge dice cosi".

La sfida è lanciata, dunque. Per Di Pietro questa legge "immorale" e "incostituzionale" va abrogata quanto prima in quanto, grazia al Lodo Alfano, spiega, "quattro persone, il Capo del Governo, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera e il Presidente del Senato, possono fare quello che vogliono durante i loro mandati". Ad esempio? "Hanno una moglie che non va più bene? L'ammazzano e non li possiamo processare. Hanno una ragazzina da stuprare? La stuprano e non li possiamo processare. Vogliono spacciare qualche chilo di droga? Vanno a fare un viaggio di lavoro in Colombia per visitare il Parlamento colombiano e di ritorno si portano una valigia di cocaina che nessuno può dire niente."

Un'iperbole, ovvio, per sottolineare la gravità del provvedimento che, però, può essere cambiato grazie a un referendum popolare. Ce la farà l'Idv entro il trenta settembre a raccogliere tutte queste firme? "Ce la facciamo - chiarisce Di Pietro - se si muovono le organizzazioni strutturate, perché il problema non siete voi che dovete firmare, ma chi opera nella raccolta dei vostri certificati elettorali. Per questo stiamo facendo un appello a tutte le altre forze politiche, sindacali, associative e culturali: se ci uniamo tutti insieme e dimostriamo che non facciamo solo parole, rinunciando alle ferie, e noi dell'Italia dei Valori siamo da subito disponibili a rinunciare alle ferie, e uniamo le nostre forze ed entro il 30 settembre depositiamo 500, 600, 700 mila firme". E, imitando Veltroni, conclude: "Si può fare".

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