Ore 12 - "Centro" in marcia. Nuova DC? No. Ni. Sì

altroPiccoli drappelli crescono. E si stanno orientando nella stessa direzione. C’è il “centro” in marcia. Per dare una risposta nuova, si dice, all’Italia che è ferma.

Il liberal Ferdinando Adornato, passato dalla sinistra riformista a Berlusconi e approdato nella spoglia spiaggia centrista, è convinto che “Il finto bipartitismo, il Veltrusconi, è rapidamente crollato. E che il Cavaliere è un bluff: decisionismo senza decisioni, rivoluzione liberale promessa e in pratica, con Tremonti, riproposizione di vecchie ricette keynesiane”.

Le punte avanzate della nuova Costituente di centro attaccano unite: Berlusconi e Veltroni scommettono tutto sulla leadership, ma il leaderismo senza partiti è un’altra causa della paralisi, non certo la soluzione. E non si può non prendere atto del fallimento del progetto bipartitico e neo-presidenzialista. Nel Parlamento infatti ci sono più partiti, già divisi. E nelle stesse alleanze c’è forte tensione.

Paziente ma deciso, Savino Pezzotta, presidente del comitato per la Costituente di Centro e deputato Udc: “Gli italiani sono favorevoli a un bipolarismo e all’alternanza ma non a confondere frantumazione con riduzione del pluralismo”.

Proprio oggi a Todi si apre l’annuale seminario della Fondazione Liberal su “Il bipartitismo che non c’è”. Un momento di riflessione e di proposte concrete. Pezzotta, cattolico pragmatico, viene dal sindacato, e taglia corto: “Vogliamo creare una nuova forza di centro che vada oltre l’Udc, capace di destrutturare l’attuale assetto politico. Una forza intermedia che più che alla politica dei due forni sia attenta ai principi, ai valori e al riferimento alla tradizione politica cristiana, non in senso esclusivo, ma aperta agli apporti della cultura liberaldemocratica. Una forza attenta a recuperare il contatto con la società e con le realtà locali”.

Insomma, primi i principi e i valori. Prima la gente con le sue idee e i suoi bisogni. Torna la parola “partecipazione”. Senza la quale non si risolvono i grandi temi complessi: la sicurezza, l’immigrazione, l’energia, i rifiuti, la Tav, l’educazione, la ripresa economica. Non si crea quell’identità nazionale per fare corpo unico di fronte alle sfide del mondo. Non si cambia una società sempre più in crisi. Poi le alleanze.

Nello stesso Pd, non solo fra gli ex Popolari, c’è grande attenzione per il nuovo progetto. E’ questo nuovo Centro, la sponda che cerca D’Alema per riproporre un inedito Centrosinistra capace di battere Berlusconi?

Ci sono dati su cui riflettere: il 41,6% dei cattolici il 13 aprile ha votato per il Pdl, il 28,2% per il Pd. Ma il 20% degli elettori chiede un partito orientato ai valori cristiani. Nuova Dc? No. Ni. Sì.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO