Elezioni Regionali Basilicata 2013: quel pasticciaccio brutto del candidato M5s

Intervista esclusiva a Giuseppe Di Bello, cacciato dal M5s dopo aver vinto le primarie online per il candidato presidente alla Regione Basilicata: "Grillo urlava, mi hanno cacciato"

Giuseppe Di Bello, 50 anni, potentino, tenente della Polizia Provinciale di Potenza, è stato per 15 minuti il candidato presidente del MoVimento 5 Stelle alle elezioni regionali della Basilicata, che si terranno domenica 17 e lunedì 18 novembre.

In un certo senso Di Bello ha incarnato perfettamente quei "15 minuti di fama" che l'artista americano Andy Warhol predisse provocatoriamente ai posteri negli anni '60, anche se di artistico nella sua vicenda c'è davvero ben poco: attivo da anni sul fronte ambientale, Di Bello ha più volte contribuito all'emersione di vari scandali ambientali in terra lucana.

Quando, assieme al radicale Maurizio Bolognetti (anch'egli candidato con la Rosa nel Pugno in Basilicata), effettuò alcune analisi sulle acque del secondo invaso della Regione (155 milioni di metri cubi d’acqua), il lago artificiale di Pietra del Pertusillo, il tenente ed il radicale scoprirono a loro spese (economiche, le analisi le commissionarono e le pagarono loro, e giudiziarie, ci sono due procedimenti penali in corso per rivelazione di segreto d'ufficio e procurato allarme) che le acque di quel lago, utilizzate da oltre 3,5 milioni di utenti tra Basilicata e Puglia, erano inquinate da bario ed escherichia coli.

Tralasciando la vicenda del radicale, rinviato a giudizio a giugno 2012 per rivelazione di segreto d'ufficio (le analisi le commissionarono e pagarono di tasca loro i due sventurati), da quel giorno la vita di Giuseppe Di Bello è diventata degna di una tragicommedia tipicamente meridionale: "trascinato in tribunale dall'allora assessore regionale all'ambiente Vincenzo Santochirico", del PD, inizialmente per procurato allarme, denuncia trasformatasi in rivelazione di segreto d'ufficio. (Alcuni lettori ci fanno notare che non fu Santochirico a denunciare Di Bello e Bolognetti: la procura si mosse da sola, con il dott. Salvatore Colella. L'ex assessore si limitò a rilasciare dichiarazioni stampa nelle quali accusava i due di procurato allarme, ndr). Dopo pochi mesi dalla denuncia le acque diventano rosse e comincia una massiccia morìa di pesci.

L'intervista a Giuseppe Di Bello


"Ancor prima delle primarie per individuare i 21 nominativi per le liste dei consiglieri regionali mi ero preoccupato di scrivere allo staff, a Grillo, a tutti i parlamentari lucani in merito alla sentenza di primo grado a 2 mesi e 20 giorni. Dopodichè avanzai la candidatura, siccome avevo avuto informazione da parte del senatore Vito Petrocelli e del suo addetto stampa Enzo Palazzo, che avevano sentito Casaleggio, sul fatto che non vi sarebbero stati problemi con la candidatura perchè il mio casellario giudiziario era, ed è tuttora, pulito."

Dunque era stato rassicurato?

"Lo staff e Grillo per scritto non mettono mai niente: sul forum online non viene praticamente scritto niente, arrivano le comunicazioni via telefono da parte di Grillo e Casaleggio, una volta a Vito Petroselli, una volta a un certo Francesco Foschino, una volta al delegato Francesco Filippetti. Quello è il modus operandi."

Della condanna dunque lei aveva parlato solo con Vito Petroselli.

"Grillo lo sapeva benissimo, sin dal 20 gennaio 2013. Ci sono i video che lo dimostrano con Grillo in piazza che lo dice a tutti quanti e mi abbraccia. [...] Lo sapevano tutti un mese prima delle primarie per il Consiglio Regionale."

Nel giugno 2012 lei è stato condannato per rivelazione di segreto d'ufficio.

"Ma non durante l'esercizio delle mie funzioni di funzionario pubblico. Ho fatto le indagini e le analisi a mie spese, tutto fuori dall'orario di lavoro, subendo denunce, mobbing, vessazioni, sono stato sospeso dal servizio due mesi, trasferito poi in un museo: ho subito tutto questo solo per avere informato i cittadini".

Nel suo percorso "ambientalista" si è avvicinato dunque al M5s?

"Si. Poi in tanti, tantissimi attivisti certificati, mi chiedevano espressamente di candidarmi. Poi ho vinto sia le primarie per consiglieri del 15 settembre 2013 che le primarie del candidato portavoce presidente, del 4 ottobre 2013: vengo certificato sia per l'una che per l'altra, ero dunque nelle condizioni di poter essere eletto. Nonostante ciò, alle 17 e 30 circa del 4 ottobre 2012 si venne a conoscenza del risultato delle primarie online: io fui il più votato di tutti (non misero i numeri, ma pare che avessi vinto a maggioranza imbarazzante, prendendo attorno al 60% del totale dei voti), e dopo pochi minuti ricevetti una telefonata del senatore eletto in Basilicata Vito Petrocelli, il quale mi da prima lo zuccherino, gli auguri, e poi la notizia del "problemino": la sentenza in primo grado. Ero incredulo. Poi mi ha chiamato un'altra persona, Beppe Grillo: mai avrei potuto immaginare che arrivassero a tanto.
Lui ha cominciato a dire "mi hai messo nei casini, che hai combinato?", ed io gli ho ricordato di come lui fosse al corrente di tutto, di come avessi mandato tutta la documentazione necessaria a suo tempo: "Ma no, ma no, non è vero: non hai mandato nessun documento, non va bene", come fa lui, chiedendomi di rinunciare alla candidatura e fare un passo indietro. Gli ho spiegato che così lui si sarebbe flesso ai poteri forti in Basilicata, dalle multinazionali del petrolio, continuando di fatto la scomunica del PD fatta a mio danno 4 anni fa. E' stato scortese, scostumato."

Anche Grillo è stato condannato, lo dice spesso, e infatti non si presenta.

"La mia condanna è un vanto per me, il motivo della sentenza non può che farmi onore: non ho rivelato alcun segreto d'ufficio ma ho messo al corrente i cittadini del rischio che corre la loro salute. [...] Poi lui ha cominciato a gridare, si è comportato in un modo pessimo."

E le scuse di Casaleggio?

"In quella telefonata Grillo mi disse che mi avrebbe chiamato un'altra persona di lì a poco, ma anche le notizie stampa su questo sono sbagliate, non rispondono al vero: Gianroberto Casaleggio non mi ha mai chiamato, mai, ancora oggi."

Quell'elezione è stata dunque falsata dall'alto?

"Esatto. Dopo una mezz'ora il primo messaggio sul blog, nel quale venivo indicato come candidato presidente, sostituirono quel messaggio con quello delle irregolarità formali."

Conosci il candidato presidente che ti ha rimpiazzato, Piernicola Pedicini?

"Si, certo. E' una persona che a suo tempo fu segnalata dal senatore Vito Petrocelli come candidato presidente. Io una settimana prima delle primarie avevo ricevuto "inviti a prendere un caffè", per "parlare" delle primarie. Venni invitato caldamente a desistere nella mia candidatura a presidente, proprio per via di quella sentenza. Sono attivisti dell'area del materano."

Perchè è stato fatto tutto questo secondo te? E' vera la storia del rispetto del regolamento?

"Questi fanno quello che vogliono: c'è un candidato consigliere che il 17-18 novembre sarà votato dai cittadini lucani, Antonio Materdomini, che ha violato una delle regole per le candidature, andando a votare nelle primarie del PD, firmando come tutti un documento nel quale si riconosceva nel programma del PD, facendone pure pubblicità sul forum Basilicata5Stelle. Nessuno ha detto niente. [...] Prima della mia cacciata dalla lista fu la volta di un astronomo di Matera, tale Francesco Vespe, che era arrivato primo nella circoscrizione di Matera con una presa di posizione incomprensibile. A lui nemmeno lo hanno fatto partecipare alle primarie."

E quindi perchè hanno deciso di cacciarti?

"Ti dico quello che vedo, quello che percepisco: io sono una persona scomoda, faccio una battaglia impari facendomi portavoce delle istanze della gente comune che sta soffrendo l'avvelenamento e l'inquinamento delle Corporation, delle multinazionali del petrolio, della monnezza, che fanno i miliardi sulla pelle dei lucani. E' in atto una sottrazione di miliardi di euro l'anno di royalties del petrolio, ci sono due società francesi che importano veleni industriali da anni in Basilicata: parliamo di interessi enormi che corrispondono all'economia di uno Stato. [...] Abbiamo anche le corporation dell'acqua: la Coca Cola sta gestendo le sorgenti di Monticchio (Pz), siamo schiacchiati da queste forze. [...] Io so una cosa chiara: ho fatto delle dichiarazioni pubbliche prima della mia candidatura, nelle quali dicevo stop a nuove estrazioni petrolifere, su terra e in mare. Ho sempre usato toni forti e parole chiare di condanna: quello che mi ha sostituito usa una terminologia di tipo diverso e da degli obiettivi diversi: dice "l'Unione Europea ci chiede questo sacrificio, l'importante è stare più attenti"; in verità il territorio della Basilicata è IN-COM-PA-TI-BI-LE con le estrazioni: ha le risorse idriche dolci più importanti del sud Italia, l'intero territorio della Regione è zona sismica di prima fascia, la vocazione della Regione Basilicata è sui prodotti di qualità biologici. [...] Ci stanno ammazzando: su un bilancio di 4,5 miliardi l'anno le royalties del petrolio sono 80 milioni scarsi, il 2% del totale, una miseria. [...] C'è un interesse economico enorme che viene sottaciuto."

Ho saputo che ha creato una lista civica che però non è stato possibile candidare?

"Avevamo una lista già certificata dall'ufficio provinciale circoscrizionale, Basilicata 2.0, quindi già accettata. Poi emerse un vizio di forma: nella domanda di presentazione invece che citare la legge 235/12 c'era la "55/90 con successive modifiche ed integrazioni". Siamo dunque stati ricusati per vizio di forma, con altre tre liste tra cui quella "Per Pittella Presidente" (la lista civica a sostegno del cavallo vincente del PD, ndr). [...] In quella di Pittella mancava l'atto principale e c'erano dei falsi accertati all'interno. Noi avevamo solo un problema formale, i nostri candidati erano già stati tutti controllati in virtù della legge Severino, ma siamo stati ricusati anche in Appello. Poi ci fu un colpo di scena: a noi non venne concesso di integrare, come previsto dalla legge, la documentazione per la presentazione della lista. La lista Pittella invece, fuori tempo massimo, alle 21.15 del giorno 20 ottobre, ha presentato l'atto principale della lista, che è stata accettata. [...] Il Tar di Basilicata, per il principio del favor partecipationis, ha accettato la lista. Ma solo per Pittella."

Quindi non siete in corsa?

"No, ma ricorreremo alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Ti aggiungo una cosa: l'avvocato difensore, presso il ricorso al Tar, della lista "Per Pittella Presidente", si chiama Giuseppe Buscicchio. Ha fatto per 15 anni il giudice del Tar di Basilicata, poi ha smesso le vesti di giudice ed è diventato avvocato libero professionista: ha lavorato per Vito De Filippo, Presidente uscente della Giunta Regionale, e lavora oggi per Pittella e la Regione Basilicata."

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