Napolitano grida invano contro il “teatrino della politica”. Aspettando i … "Forconi"?

Per dirlo al Papa che “In Italia c’è un clima avvelenato” Giorgio Napolitano ha voluto mandare alla politica un messaggio inequivocabile, al limite del grido di disperazione, prima di gettare la spugna.


Il monito del capo dello Stato non solo è inascoltato dai partiti ma è già dimenticato dai media. Per questo noi lo ripetiamo ancora: “L'Italia vive una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante” ha detto Napolitano al Pontefice. “La politica in Italia - ha quindi aggiunto - deve liberarsi dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi”.

Infine un invito alla classe dirigente italiana a “prendere esempio da Papa Francesco per l'impegno che mette nella sua missione”. “E' tempo di levare più in alto lo sguardo - ha concluso - di riguadagnare lungimiranza e di portarci al livello di sfide decisive che all'oggi già si proiettano sul domani. Facendo nascere anche da questa straordinaria e così elevata occasione d'incontro, un impegno comparabile a quello di cui Santità Francesco ci sta dando l'esempio”.

Parole nel deserto? Sì, parole nel deserto di una politica tutta ripiegata in se stesso, in un Paese avvitato in una crisi durissima, dentro falle anche morali inaudite e dove i privilegi delle caste continuano a moltiplicarsi indisturbati.

Tutti vedono le furbizie, gli sprechi, le ruberie che quotidianamente divorano l’Italia ma tutto resta come prima e gli stessi appelli del presidente della Repubblica si susseguono senza che una foglia si muova.

A dominare nel “teatrino della politica” restano Silvio Berlusconi, le vicende interne fra i falchi e le colombe del Pdl in funzione esclusiva del Cav, le solite beghe delle primarie-congressi del Partito Democratico con i soliti noti nel ruolo di burattinai.

L’Italia ha bisogno della “politica dei fatti”, cioè delle scelte e delle non scelte che riguardano la vita presente e futura degli italiani. Ha bisogno di un governo che governi, non con il solito andazzo del “tappabuchi”, ma capace di fare riforme vere.

Ma, come si sa, siamo al gatto che si morde la coda. Perché questa politica non vuole e non può riformare se stessa, pena la propria cancellazione. Allora?

La rivolta dei “Forconi”, le grida di Beppe Grillo, la fuga dalle urne non sono la soluzione. Ma un forte grido d’allarme sì. Non vedere e non sentire ciò che sorge dal Paese può essere esiziale.

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