Caso Cancellieri. Civati torna alla carica contro il ministro: «presenterò mozione di sfiducia»

Sempre più probabile l'ipotesi di chiedere ufficialmente le dimissioni del ministro senza passare per la sfiducia in Aula

Non accenna a sgonfiarsi il caso Cancellieri, con il Pd che dopo aver “salvato” il ministro della Giustizia sembra sempre più intenzionato a fare qualcosa. Dopo Matteo Renzi, Pippo Civati, Gianni Cuperlo, Stefano Esposito e Stefania Pezzopane, è lo stesso Civati a tornare alla carica.

Il parlamentare ha usato il suo blog per far sentire ancora una volta la sua opinione, ma stavolta si è staccato dal coro e anziché discutere ancora di dimissioni ha cominciato a parlare di mozione di sfiducia:

Siccome per la serie “gli argomenti più stupidi del mondo” il Pd dice di non poter ‘sfiduciare’ il ministro Cancellieri perché non si può votare la mozione del M5s, segnalo che ne possiamo presentare una noi. Martedì presenterò un testo all’assemblea del gruppo. Così la smettiamo con l’ipocrisia di chi parla di motivi di opportunità politica senza fare nulla di concreto. Non se ne può più.

E sempre stamattina, sempre sul suo blog, Civati ha sottolineato come non sia lui quello fuori dal coro del Pd, ma che lui sarebbe quello più saldo alle proprio dichiarazioni. Della serie “tutti dicono, poi nessuno fa qualcosa”:

La cosa che ancora mi sorprende – oltre alle incredibili falsità che alcuni colleghi deputati raccontano su di me presentando la loro mozione (sono soprattutto i cuperliani e soprattutto in Emilia-Romagna) – è che io sarei quello strano del Pd perché dico certe cose. Il bello è che le dicono e dichiarano tutti, solo che poi cambiano idea. […] Prendete il caso Cancellieri: tutti e quattro i candidati hanno fatto capire che avrebbe dovuto dimettersi lei, per toglierci dall’imbarazzo. Però non pare rilevante ai fini della scelta del Pd dei prossimi giorni. Eppure altri candidati sono dotati di centinaia di parlamentari. Ma non fa niente. Se cambiano idea, lo fanno per il bene del partito. E immagino anche dei suoi elettori.

E così, critica dopo critica, Civati sembra convinto: la mozione di sfiducia verrà presentata il prossimo martedì all’assemblea del gruppo.

Anche Cuperlo contro il ministro: «Valuti le dimissioni»

In casa Pd si stanno serrando le fila contro Annamaria Cancellieri. Dopo aver "salvato" il ministro a seguito delle comunicazioni in Parlamento, ribadendole la fiducia nonostante la telefonata sul caso di Giulia Ligresti, le nuove informazioni trapelate che parlerebbero di altre conversazioni, stavolta con Antonino Ligresti, mettono la Cancellieri in una situazione spinosa. Il Guardasigilli ha ribadito quello che aveva già detto in Aula, ripetendo che è disposta a farsi da parte "se non serve più al Paese", ma è in casa Pd che le cose stanno cambiando.

Inizialmente il partito aveva difeso a spada tratta il ministro, poi era stato Matteo Renzi a dire che, se fosse dipeso da lui, avrebbe chiesto le dimissioni della Cancellieri. Poi è toccato a Civati, sulla stessa linea. Oggi anche l'altro candidato alle primarie, Gianni Cuperlo, si espone sulla stessa linea, ed è un fatto degno di nota perché Cuperlo è il candidato appoggiato dalla "vecchia guardia" e dai "governisti" del Pd.

Io penso che, alla luce di quello che sta accadendo sia utile che il ministro stesso con il presidente del Consiglio verifichi se ci sono ancora le condizioni per andare avanti con serenità nel suo ruolo di Guardasigilli

Posizione che sta assumendo sempre più consensi nel Pd, in maniera trasversale. Si dicono a favore delle dimissioni del ministro il senatore Stefano Esposito, inizialmente tra chi l'aveva difesa, e anche Stefania Pezzopane. A questo punto sembra proprio che la maggioranza del Pd stia togliendo la fiducia al ministro, anche se tutti parlano di dimissioni e nessuno di mozione di sfiducia.

Sembra chiaro quindi che la posizione sia quella di andare in pressing sulla Cancellieri (e su Letta) affinché si arrivi a dimissioni il più possibile indolori, piuttosto che un passaggio in Aula che vedrebbe o una sfiducia oceanica con possibili ripercussioni sul governo, o il Pd costretto di malavoglia a confermare la fiducia. E d'altronde anche stamattina Il Giornale parlava di dimissioni "nell'aria".

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