Elezioni anticipate ad ottobre? I partiti sfogliano la margherita interessati (solo) a se stessi

Non bastasse una settimana chiusa con il venerdì nero, ecco che la nuova settimana si apre con un lunedì da far rizzare i capelli: la crisi in Spagna e Grecia manda ko le Borse asiatiche e lo spread “sfolla” a 510 punti. Si vedrà nel corso della giornata lo sviluppo delle Borse Ue.

Mentre si addensano nuvoloni cupi sui cieli d’Europa, in Italia il dibattito politico torna ad avvitarsi sul dilemma: elezioni anticipate sì, elezioni anticipate no. Insomma, adesso pare proprio che il fantasma dello spread aiuti i “guastatori” attivi in tutti i partiti per puntare alle elezioni anticipate il prossimo mese di ottobre.

Di fatto c’è già una doppia maggioranza creatasi in Parlamento su presidenzialismo e sul Senato federale e ci sono i bastian contrari Pdl e Lega impegnati demagogicamente a mettere i bastoni fra le ruote del governo e a indebolire Pd e Udc di fronte agli elettori, come dimostrano le votazioni sulla spending review.

La partita si gioca nelle segrete stanze del Palazzo, anche se non sarà ininfluente ciò che accadrà nelle prossime ore in Parlamento dove ci sarà la conta dei decreti su spending review, dismissioni e sviluppo, che il governo vuole incassare in tempi rapidi anche ricorrendo alla fiducia.

Questo sarà il vero esame per Monti e il suo governo “tecnico”, esame a sua volta analizzato dal capo dello Stato, attentissimo nel fare in modo che la situazione non degeneri, con la crisi di governo, le dimissioni del premier, lo scioglimento delle Camere e quindi anche al possibile voto anticipato in autunno.

Fantapolitica? Non proprio, come dimostrano i segnali mandati dal rinnovato asse Pdl-Lega, segnali che trovano supporters non solo nell’Idv di Antonio Di Pietro (per non parlare di Beppe Grillo, per ora … extraparlamentare) ma anche nel Pd, dove il pentolone delle varie fazioni interne è sempre in ebollizione.

I limiti del governo sono evidenti, avvitato nella politica dei tagli e incapace di avviare le riforme per la ripresa, soprattutto a causa della instabilità e incoerenza del quadro politico. Per ora il premier rassicura sulla tenuta del governo, ma non esclude affatto il ricorso anticipato delle urne. Per Monti sarebbe drammatico per il Paese affrontare il «percorso di guerra» che ancora abbiamo davanti e rispondere agli attacchi speculativi mentre le forze politiche sono di fatto impegnate in una campagna elettorale che si trascinerebbe per otto mesi. E allora meglio sarebbe, per dare un messaggio di stabilità, anticipare le elezioni.

In questo quadro in movimento, lo stesso Casini apre a nuovi o scenari: “se ci fosse una valutazione comune” si potrebbero anticipare le urne. E Bersani con i suoi lavora attivamente sulle “subordinate”, cioè sulla possibilità di votare in ottobre.

L’ultimo ostacolo è quello della legge elettorale: o si supera il “porcellum” e allora si va diritti alle urne o Pd e Udc si chiuderanno a riccio e apriranno una lunghissima campagna elettorale, fino alle elezioni di primavera. E gli italiani? Sperano in … San Napolitano. Fin che dura.

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