Libia, guerriglia urbana a Tripoli. La Farnesina: "Italiani lascino il paese"

Almeno 31 morti e quasi 300 feriti il bilancio di una manifestazione pacifica di protesta contro un gruppo di miliziani

Aggiornamento 16:03 - La Farnesina, il Ministero degli Affari Esteri italiano, ha consigliato in via ufficiale, a tutti i cittadini italiani attualmente presenti in Libia, di lasciare il paese nordafricano, afflitto da un'ondata di violenze fortissima, come non si vedeva dalla rivoluzione anti-Gheddafi.

Sul sito della Farnesina Viaggiare Sicuri il ministero avvisa gli italiani che a breve si valuterà la possibilità di rientri temporanei in Italia anche per i residenti.

L'instabilità e il rischio per la sicurezza fanno propendere la Farnesina, su suggerimento dell'ambasciata italiana a Tripoli, per l'uso di parole chiare e forti:

"Si raccomanda pertanto ai connazionali presenti a qualsiasi titolo nel Paese di adottare opportune cautele. Si raccomanda, in particolare, di limitare allo stretto necessario gli spostamenti sul territorio, anche nelle aree urbane, soprattutto dopo il tramonto, e ad evitare, ove possibile, lo stazionamento incustodito delle vetture. Si raccomanda di adottare particolare attenzione e di evitare, nel limite del possibile gli assembramenti, specialmente durante i fine settimana e dopo la preghiera del venerdì e di tenersi costantemente aggiornati sulla situazione di sicurezza nel Paese."

Non si vedevano scontri così sanguinosi e così tanti morti dalla guerra di liberazione contro Muammar Gheddafi: in Libia è letteralmente degenerata una manifestazione pacifica contro le scorribande di gruppo di miliziani di Misurata, che negli ultimi mesi spadroneggiano nella zona.

I miliziani, un gruppo di "post rivoluzionari" reduci, hanno aperto il fuoco contro la popolazione che manifestava chiedendo la fine delle loro angherie e violenze: il ministero della sanità libico ha indicato in almeno 31 morti e quasi 300 feriti il bilancio, non ancora definitivo, delle violenze di Tripoli.

Le violenze sono esplose nel quartiere di Ghargur, davanti alla sede della milizia di Misurata, dopo che un centinaio di persone si erano radunate pacificamente in un corteo di protesta davanti all'edificio. I miliziani hanno cominciato a sparare, dapprima in aria e poi sulla folla, mietendo una vera e propria carneficina di manifestanti.

Da dopo il sequestro del premier Ali Zeidan il governo libico ha dato l'ordine perentorio a tutti i gruppi di miliziani presenti nella capitale Tripoli di uscire dai confini della città per non farvi ritorno, ma questo ha solo alzato il clima rovente di tensione anche nella popolazione civile: alcune fonti citate dall'agenzia Reuters hanno riferito di avere visto persino un cannone anti-aereo sparare sulla folla.

Dopo aver inizialmente ripiegato, i manifestanti sono tornati alla carica, questa volta armati, tentando di assaltare la sede dei miliziani per dargli fuoco. Il caos che si è creato è stato totale: spari, urla, lanci di pietre, via vai di ambulanze ed ospedali pieni di feriti, le strade polverose a tingersi nuovamente di rosso. Testimoni raccontano di vere e proprie scene da guerriglia urbana.

Nelle ultime settimane la capitale libica è stata più volte teatro di scontri, anche armati, tra i miliziani recalcitranti ad abbandonare Tripoli, la popolazione e le forze governative, che impongono spesso il pugno di ferro alla società civile nel tentativo, goffo ed opprimente, di mitigare le violenze dei ribelli.

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