Cina: finisce l'era del figlio unico e dei campi forzati di rieducazione

Xi Jinping promette anche di ridurre i reati per cui scatta la pena di morte.

Il presidente riformista

Dopo 42 anni finisce in Cina l'era del figlio unico. Ovvero di una legge che impediva di procreare a chi già avesse un erede, almeno che uno dei genitori non fosse a sua volta figlio unico. Una legge che ha ucciso tantissimo: dal 1971 si contano infatti 336 milioni di aborti e 196 milioni di uomini e donne sono stati sterilizzati.

La promessa è contenuta nel lunghissimo comunicato del Terzo Plenum del Comitato centrale comunista, i più ottimisti parlano di "manifesto sociale" del presidente riformista Xi Jinping. Nel comunicato si parla anche dell'abolizione dei temutissimi campi forzati di rieducazione del governo centrale. La super popolata Cina iniziò la politica del figlio unico, come detto, nel 1971. Le coppie vennero incoraggiate, anche con denaro, a fermarsi a un solo bambino.

Dal 1980 il regime impose il figlio unico. E nel 2013 il ministero della Salute di Pechino ha anche deciso di aprire gli archivi e dare i numeri di questa sorta di genocidio: per quasi 40 anni, i medici hanno praticato oltre sette milioni di aborti all'anno. Scompariranno poi i campi di lavoro, altro stratagemma cinese per tenere sotto controllo in particolare gli oppositori del regime.

Il sistema di campi di concentramento, laojiao in lingua cinese, era stato istituito addirittura negli anni Cinquanta da Mao Zedong per punire i "contro rivoluzionari". La sanzione era amministrativa ed era lasciata all'arbitrio della varie polizie locali. Non c'era bisogno di rivolgersi alla magistratura per decidere di rieducare qualcuno. Piccoli furti, prostituzione, dissenso, proteste per i propri diritti violati: per questi reati si aprivano le porte dei campi di concentramento. Che potevano durare fino a quattro anni, senza un processo.

Il laojiao era praticamente automatico per chi presentava petizioni al governo centrale, lamentandosi di qualche capo di un lontano villaggio. Nel comunicato del Comitato centrale si parla di "un grande sforzo per proteggere i diritti umani". Infine, il Comitato centrale ha promessi di ridurre i crimini soggetti a pena di morte: "Passo dopo passo". Oggi la Cina punisce con la morte 55 reati.

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