Berlusconi soffia sul fuoco per l’ultima battaglia

S’illudono, sinistra e PD, che la scissione del Pdl li favorisca, metta al sicuro il governo liberato dalla zavorra berlusconiana, indebolisca la destra alle prossime elezioni.

Il più ottimista appare proprio il premier Letta: “Ora, politicamente, siamo nettamente più forti. Possiamo correggere il Porcellum, chiudere la manovra senza intoppi, fare le riforme, rilanciare il bipolarismo e arrivare al 2015 arginando Grillo. E soprattutto la nostra forza, la nostra compattezza, cambierà il corso degli eventi in Europa”.

Tolto il dente via il dolore? Ancora una volta si rischia di fare solo proclami, di dire gatto senza averlo nel sacco. Berlusconi è indubbiamente indebolito ma la linea indicata ieri nella riesumazione di Forza Italia non lascia dubbi sulle sue reali intenzioni: tentare comunque di tenere insieme i due tronconi derivati dal Pdl nella logica del “marciare divisi per colpire uniti”.

La strategia del Cav è chiara inasprendo la linea del populismo più sfrenato, dell’antieuropeismo, del bombardamento contro la magistratura, contro i partiti, contro il Colle. Cavalcare, cioè, il vento della destabilizzazione, guardando con grande interesse ai sondaggi in Grecia con i neonazisti di Alba Dorata primo partito con il 26 per cento dei consensi e strizzando l’occhio alla nascente federazione di gruppi antieuropei di Marine La Pen con la parola d’ordine “sovranità e fine dell’austerità”.

I sondaggi di “Nouvelle Observateur” non possono non destare preoccupazione con il Front National al 24% primo partito francese alle Europee della prossima primavera, dati che non fanno tremare solo l’Eliseo ma anche l’Unione Europea e i mercati: “Se le elezioni confermassero i risultati dei sondaggi, la vittoria di una forza dichiaratamente antieuropea porterebbe i mercati a scommettere nuovamente sull’uscita dei paesi periferici dall’area euro», scrive il “Keynes blog”. “Non si può escludere che a quel punto la Le Pen, che si dice già pronta a guidare la Francia come presidente, potrebbe diventare un esempio da seguire nelle periferie europee”.

Già. E in Italia, non bastasse il morso della crisi, il teatrino della politica non si fa mancare niente: l'esecutivo a bagno maria, la guerriglia interna delle primarie-congressi del Pd, la bega delle telefonate del ministro Cancellieri ai Ligresti con la spada destabilizzante delle dimissioni in arrivo, l’altra telefonata bollente di Vendola capace di azzoppare un leader e squagliare un partito, le grida “sataniche” di Beppe Grillo.

Ed è meglio fermarsi qui. A dimostrazione che c’è un’aria inquinata, c’è un terreno melmoso, c’è una spinta disgregatrice in grado di alimentare i particolarismi più deteriori, trasformare l’insoddisfazione in rivolta o in cupa rassegnazione allargando ancora l’area dell’allontanamento dalla politica e dalle urne.

Berlusconi già soffia sul fuoco e sparge bombe e letame: pensare che saranno Alfano & C a fermarlo è pia illusione. Con l’ascesa di Renzi alla segreteria del Pd, manca solo la scissione da sinistra di quel partito dall’amalgama mai riuscita. Poi la frittata è fatta. Il resto è deserto. Solo il Colle può resistere e tenere a galla l’Italia.

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