I tecnici del Senato non credono alla favola della Robin tax di Tremonti Hood


Non si placano le critiche alla Robin tax, la favolosa tassa con cui Giulio Tremonti Hood vorrebbe reperire qualche centinaio di milioni di euro da destinare alla carità di Stato verso i poveri tassando le compagnie che stanno ottenendo guadagni notevolissimi con i prodotti petroliferi.

Dopo la Corte dei Conti, l’economista Tito Boeri, l’Istituto Bruno Leoni, l’Autority per l’energia e Polisblog, ora anche il tecnici del Senato avanzano dei rilievi sull’ultima trovata di finanza creativa di Tremonti Hood e sulla collegata social card, una specie di moderna tessera annonaria con cui i poveri potrebbero ottenere alcune marginali facilitazioni economiche.

È il Sole 24 Ore a spiegarceli, partendo proprio dalla social card: “le coperture destinate ad alimentare il Fondo di solidarietà per i meno abbienti presentano un certo grado di aleatorietà. Il Servizio Bilancio del Senato sottolinea che alla luce delle modifiche introdotte alla Camera occorrerebbe una ricostruzione complessiva del quadro finanziario di alimentazione del Fondo e di utilizzo delle relative risorse, tendo conto che non è chiaro come il Fondo sarà alimentato a regime. Infine è necessario acquisire informazioni aggiuntive dal governo al fine di escludere ulteriori oneri per trasferimenti dal bilancio dello Stato, previsti dall'articolato, ma non quantificati nella relazione tecnica”.

Quindi siamo di nuovo di fronte ad una operazione di marketing con cui si finge ... di voler “aiutare i poveri” con una specie di gioco delle tre carte in cui solo una minima parte degli introiti della Robin tax viene destinata al sostegno delle fasce deboli (circa 500 milioni di euro, e per un solo anno, rispetto ai 5 miliardi di introiti previsti).

Sull’esito complessivo della Robin tax “i tecnici di palazzo Madama rilevano che la stima di maggior gettito che deriva dalla norma non ipotizza alcuna variazione degli andamenti di mercato che verosimilmente potrebbero aversi sia con riferimento alle oscillazioni di prezzo e di valuta, sia con riferimento a possibili fonti di energia alternative (che peraltro le misure adottate dal decreto intendono incentivare), sia per effetto delle stesse disposizioni che nel loro insieme hanno come effetto finale il ridimensionamento degli extraprofitti degli operatori energetici. Con la Robin tax risulta facilmente traslabile in avanti, sul prezzo dei consumatori finali, il maggior onere in termini di addizionale Ires gravante sugli operatori interessati. In conseguenza, dunque, ci saranno effetti non trascurabili in termini di produttività e competitività per le aziende energivore nonché aggravi a carico dei consumatori finali, con eventuali effetti di retroazione anche sulla finanza pubblica”.

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