Matteo Renzi: "Dopo la politica vorrei fare il conduttore tv. Sinistra ha combattuto Berlusconi come persona"

Renzi, favorito per le primarie del Pd, ha parlato anche di Berlusconi e di cosa vuol dire essere di sinistra

Vanity Fair ha anticipato parte dell'intervista a Matteo Renzi che sarà contenuta nel numero in edicola da domani. Il sindaco di Firenze, fresco di vittoria alle 'pre-primarie', si è guadagnato la copertina del settimanale italiano ed è stato intervistato da Giovanni Di Lorenzo, direttore del tedesco Die Zeit. Tra le dichiarazioni più di impatto per l'opinione pubblica c'è certamente quella legata al suo futuro:

A 38 anni sei pronto per fare tutto: solo in Italia si pensa che uno alla mia età sia ancora giovane. L’età non è un problema, anzi, spero di avere una vita anche dopo la politica. Mi piacerebbe insegnare. Oppure diventare conduttore televisivo, che so... I politici devono sapere che non sono in missione per conto di Dio. Che sono persone normali, come tutti, e a un certo punto devono anche lasciare.

Il favorito alla vittoria delle primarie del Pd in programma il prossimo 8 dicembre (con un 'passato televisivo' già noto: fu concorrente de La ruota della fortuna) ha risposto alla critica di non essere di sinistra:

Per me, oggi, in Italia essere di sinistra vuol dire abbassare le tasse... Per me la sinistra è l’ambiente... È un giardino per le mamme... È l’investimento in cultura, sono gli asili nido. È l’innovazione tecnologica, è la digitalizzazione, è il cambiamento. Paradossalmente la sinistra, che nel mondo dovrebbe essere futuro e innovazione, da noi è passato e conservatorismo....

Il sindaco di Firenze ha quindi rimproverato a Silvio Berlusconi di essere stato incoerente laddove ha "sempre parlato di Imu da togliere, di tasse da abbassare", "ha detto noi siamo contro lo Stato", ma non ha ridotto la pressione fiscale ed ha pure "aumentato la spesa pubblica". Renzi però non ha risparmiato nemmeno la classe dirigente della sinistra, soprattutto per il suo atteggiamento nei confronti del Cavaliere:

In questo scenario, la sinistra lo ha contestato più come persona che non come politico... Ha avuto verso di lui una subalternità culturale. Ha avuto la puzza sotto il naso, ha pensato di essere superiore, e quindi di non aver bisogno di andarsi a riprendere voto per voto, casa per casa. Invece a me interessa anche il voto di chi ha scelto Lega o Berlusconi per una vita... Il non prendere il voto degli altri, alla fine, che cosa ha portato? Le larghe intese.

Infine sulle imprese e sull'intreccio tra finanza e giornali ha ribadito quanto già dichiarato negli scorsi mesi:

La forza dell’Italia non è la Fiat, sono le piccole e medie aziende che competono e che riescono, nonostante i politici... Le grandi aziende italiane non sono le aziende di cui hanno parlato i giornali in questi anni. Anche perché poi sarebbe interessante discutere di come sono i giornali. L’intreccio tra i giornali le banche e le imprese è folle: se fai l’editore fai l’editore, se fai la banca fai la banca... Perché in Italia ogni euro che le banche mettono dentro operazioni “di sistema” – per esempio per l’Alitalia, o per salvare determinati imprenditori – è un euro che tolgono all’artigiano di Firenze o alla famiglia di Crotone? Le banche devono fare le banche. Io spero che escano dal controllo del Corriere della Sera e lascino fare a un imprenditore, chiunque sia. Se la giochi chi ha investito.

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