Perché l'Italia dei Valori si ribella a Di Pietro?

Cosa sta succedendo nell'Italia dei Valori? Due giorni fa l'intevista di Donadi a L'Unità per spiegare che la linea di Di Pietro non la condivide, e assieme a lui molti altri. Ieri l'addio del senatore e fondatore dell'Idv Lannutti, che ha esplicitamente accusato Di Pietro di rincorrere Grillo per superarlo a destra.

Ma la fronda si allarga e oltre a Donadi arruola gente che pesa: il ribelle Barbato (uno dei pochissimi nomi noti dell'Idv), Borghesi, Formisano e altri. Queste le accuse mosse a Tonino: voler inseguire Grillo a ogni costo; attaccare troppo duramente il Quirinale (proprio per inseguire Grillo) e continuare a sparare anche su Bersani e sul Pd dopo tutto l'impegno messo dal partito per costruire la famosa Foto di Vasto. Accuse che ieri il gruppo ha portato direttamente al leader dell'Idv, con conseguenze facilmente immaginabili e raccontate dal Fatto Quotidiano.

La tensione, a un certo punto, sarebbe stata tale da indurre Di Pietro ad accusare platealmente alcuni di puntare a un seggio Pd e il risultato è intuibile: “Tonino si è bevuto il cervello”, è stata la battuta migliore, seguita da “è da quando Grillo gli ha detto di no all’alleanza, nonostante la mediazione di Casaleggio” che “ha perso lucidità e strategia di lungo respiro”. Invero, Di Pietro la strategia ce l’avrebbe molto chiara in testa; un’alleanza con Grillo, per fare il pieno di voti e strappare il ruolo di futuro ago della bilancia all’Udc (che già se lo sente in tasca). “Le fiammate contro Napolitano e contro Monti – racconta esasperato Lannutti – sono dettate dalla necessità di accreditarsi con Grillo di non far parte del sistema. Solo che una bella fetta del partito non lo segue; se vogliamo vincere dobbiamo stare con il Pd”. La fronda si allarga, ma Di Pietro non molla. Anche a costo di lasciare qualcuno (più di uno) sul campo.

Il nocciolo del discorso è chiaro e risale al famoso scontro tra Grillo e Di Pietro, alla fine di aprile. L'ex pm sente particolarmente la pressione che il Movimento 5 Stelle sta mettendo sul suo partito, ma invece di riposizionarsi come "anti-casta moderato" ha deciso di inseguire il comico genovese, senza considerare le vittime lasciate sul campo: il rispetto per il Quirinale e l'alleanza con il Pd in primis. L'obiettivo, naufragato, sarebbe stato un'alleanza con i Cinquestellati per formare un megagruppo di arrabbiati in Parlamento che possa fare la voce grossa, ovviamente senza alcuna possibilità di andare al governo. Una volta fallito il piano, Di Pietro ha deciso di continuare a battere sul tasto del populismo per superare Grillo.

Ed è proprio su questo punto che molti big del partito non lo seguono più: va bene essere un partito di lotta, ma per Donadi & co. il confine che li separa dall'antipolitica dura e pura non va oltrepassato. Meglio allearsi con Sel e Pd e puntare al governo, ma per riuscirci bisogna abbassare i toni nei confronti di Napolitano, lasciare Grillo solo con le sue sparate e ricucire il rapporto con un Pd che - forse anche per i toni di Di Pietro - sta correndo pericolosamente tra le braccia dell'Udc. Qual è la strada giusta da seguire?

Foto | © TM News

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