Renzi, il bersaglio è Letta, non D’Alema

L’armistizio sancito nell’incontro del primo ottobre scorso fra Enrico Letta e Matteo Renzi è durato fino alla telefonata fatta ieri dal premier al sindaco di Firenze prima dell’assemblea Pd sul caso Cancellieri.

Letta l’ha “buttata in politica”: “La sfiducia alla Guardasigilli è la sfiducia al governo”. Poi, mettendoci la faccia, Letta è andato al meeting del Pd, rincarando la dose affermando che la mozione di sfiducia al ministro Cancellieri “è frutto di una campagna aggressiva molto forte e slegata dal merito. Vi chiedo di considerarla per quello che è: un attacco politico al governo. E la risposta deve essere un atto politico: un rifiuto. Se siamo arrivati qui a questo punto, con domani un voto di sfiducia, vuol dire che questo è un passaggio politico a tutto tondo. Un voto di sfiducia è una sfiducia al governo”.

Messa così, tutti si sono dovuti allineare dietro al premier e ai … voleri del Colle. Ma nella telefonata di cui sopra pare siano volate parole grosse e Renzi, pur piegandosi, è rimasto sulle proprie convinzioni gridando in faccia al premier il suo “errore politico” e ribadendo l’esigenza dell’immediato passo indietro della Cancellieri, prima della mozione di sfiducia odierna.

Il segretario in pectore del Pd nella sua diretta su Twitter di ieri pomeriggio aveva indicato la sua linea, alternativa a quella del premier: “O il presidente del Consiglio dice “io ci metto la faccia”, si prende la responsabilità sulla vicenda, io fossi in lui non lo farei, oppure il Pd deve votare. La Cancellieri lasci anche senza avviso di garanzia. È un problema politico, non giudiziario. È stata minata l’autorevolezza istituzionale”.

Il “rottamatore” andava oltre chiarendo anche che questo non sarebbe un danno per il governo. Anzi, il contrario. “Se cambia il ministro della Giustizia il governo Letta è più forte, non più debole. Perché con questo ministro, qualsiasi intervento sulle carceri, qualsiasi posizione sulla riforma della Giustizia sconterà un giudizio diffidente di larga parte degli italiani”.

Un giudizio, quello di Renzi, nella sostanza condiviso anche da Cuperlo e da Civati. In altre parole tutto il Pd su una posizione opposta a quello del “suo” premier Letta.

Ora, se il Pd deve tenere conto dell’opinione pubblica (perché da là si guadagnano o si perdono i voti) è evidente che Renzi ha guadagnato altri punti mettendo nuove frecce nel suo arco che lancerà nel momento opportuno, pro domo sua. Non contro Cuperlo, Civati o …. D’Alema: il bersaglio è Letta.

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