Il Movimento 5 Stelle, il documento dei dissidenti e la scissione dopo il terzo V-Day

Nel M5S tornano ad agitarsi le acque: dopo il primo dicembre si potrebbe arrivare alla rottura.

Nel Movimento 5 Stelle tornano ad agitarsi le acque. Sono ormai almeno sei mesi che regolarmente nel partito di Beppe Grillo i dissidenti tornano a farsi sentire e a lamentare la guida padronale del M5S. E però, poi, tra espulsioni e tregue, le cose tornano sempre tranquille. O meglio: è chiaro che sotto qualcosa che ribolle c'è, ma alla resa dei conti non si arriva mai.

Adesso si torna nuovamente a parlare di tensioni, di scissioni, di documenti che accusano il MoVimento di mancanza di democrazia interna, di impossibilità di lavorare in maniera autonomia, dei meccanismi di coinvolgimento dei militanti che rendono complesso fino all'esasperazione lavorare su proposte parlamentari e che arrivano anche a toccare la presunta parentopoli a Cinque Stelle.

Un documento che quindi segnerebbe la fine dell'unità nel Movimento 5 Stelle e che un senatore pentastellato racconta così all'HuffPost: "Dobbiamo una volta per tutte spiegare quel che non funziona nel Movimento. Chi lo dirige impedisce a tutti di crescere, di evolvere. Per questo dopo il V-Day renderemo pubbliche le nostre perplessità". Situazione che però non sembra preoccupare più di tanto i fedelissimi di Grillo, la cui linea rimane quella del "se ne vogliono andare? Quella è la porta".

Quindi, rottura solo dopo il terzo V Day, in programma il primo dicembre. Per non rovinare la festa del M5S e soprattutto per evitare che Beppe Grillo li asfalti da quel palco. Ma una volta conclusa la giornata, sarà il momento per arrivare alla resa dei conti tra dissidenti e talebani. La colpa, secondo i ribelli, è tutta di Beppe Grillo e delle sue continue prese di posizioni iperpopuliste (sull'immigrazione), leaderistiche (privando i parlamentari di ogni autonomia) e contraddittorie (sul Porcellum).

Accuse gravi, che Francesco Campanella su Facebook spiega anche così: "Di tanto in tanto si leggono dichiarazioni tanto infondate quanto sconclusionate. L’ultima riguarda colleghi critici del Movimento e la loro pretesa avidità. Il vantaggio di occupare il vertice di una organizzazione sta anche nel poter invertire il percorso senza essere tacciati di tradimento o di dissidenza". I veri traditori sarebbero quindi Grillo e Casaleggio, che hanno abbandonato lo spirito del Movimento 5 Stelle trasformandolo in una macchina elettorale che non lascia spazio a nessuna idea che possa portare "percentuali da prefisso telefonico". Ma quanti sono questi dissidenti? Al Senato, almeno una decina. Ma se ne tornerà a parlare, per l'ennesima volta, solo dopo il primo dicembre.

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