Khamenei:"Vogliamo relazioni amichevoli con gli Usa". L' Ayatollah apre al nemico storico


La Guida suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha fatto una dichiarazione storica, senza precedenti: "Vogliamo avere relazioni amichevoli con tutte le nazioni, anche con la nazione americana, sebbene il governo Usa sia un governo ostile".

Agli occhi di un lettore occidentale potrebbe sembrare un'inezia, ma in realtà queste parole hanno un valore non da poco se si si tiene conto della latitudine geografica e culturale da cui sono venute. Un'affermazione del genere, pronunciata dal Capo spirituale della teocrazia iraniana, non si era mai sentita. Ricordiamo che la Repubblica Islamica è nata da una rivoluzione che ha portato al crollo del regime filo americano di Reza Pahlavi ed è ancorata a dei valori in aperta opposizione a quelli occidentali.

Al di là dell'eccezionalità delle parole dell'Ayatollah, dobbiamo evidenziare le implicazioni politiche che in esse sono contenute.
La prima considerazione da fare, a tale riguardo, è quella che Hassan Rohani ha vinto, almeno per ora, la sua battaglia interna. Il presidente iraniano incassa il sostegno indiretto di Khamenei ,dopo aver subito nei mesi scorsi numerosi attacchi dal clero sciita per la sua politica estera moderata. La parte più conservatrice del paese, infatti, ha visto con molto sospetto i colloqui sul nucleare con il 5+1. Non sono mancate le contestazioni interne, spesso cruente, per le trattative con "il diavolo" statunitense, ma oggi è arrivata una "piccola" svolta. Proprio nella giornata in cui si riaprono i colloqui a Ginevra sul nucleare, l''Ayatollah ha deciso di intervenire a sostegno di Rohani, lasciando intravvedere nella sue dichiarazioni molti spiragli per un accordo. Ciò a testimonianza che la revisione delle restrizioni economiche dell'occidente (contropartita per un accordo sul programma nucleare) non sono più una questione derogabile per Teheran. Tuttavia non potevano mancare le puntualizzazioni e le prese di distanza da Israele.

L'Ayatollah, infatti, ha ribadito il diritto al nucleare civile dell'Iran; su questo tema, a suo avviso, non si può retrocedere nemmeno di un millimetro. Inoltre non ha risparmiato i soliti strali contro il "regime sionista", destinato a fallire e a sparire perché "imposto con la forza e nessun fenomeno storico emerso con la forza può durare".

Benjamin Netanyahu, d'altro canto, ha tutto l'interesse a far naufragare il summit di Ginevra. Il premier israeliano sta tessendo una rete di rapporti internazionali, dalla Francia di Hollande alla Russia di Putin, proprio per delegittimare il governo Rohani. A suo avviso, l'Iran potrebbe dotarsi della bomba atomica nel giro di un mese, mettendo in discussione la sicurezza di Israele.
A questo punto il pallino per una mediazione "giusta" è tutta nelle mani di Barack Obama e del suo segretario di Stato John Kerry. Se i due riuscissero a porre le basi per un accordo convincente otterrebbero il risultato di un Iran meno pericoloso per l'occidente. Inoltre riscatterebbero anni di politica estera statunitense, a guida democratica, non proprio esaltanti.

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