Pd, “finta” scissione come quella del Pdl?

Naviga a vista la Cancellieri e navigano a vista il governo, la maggioranza di larghe intese, il Pd, ma anche il partito di Berlusconi e quello di Alfano, nel dubbio di una scissione “finta”, ideata e pilotata dal Cav.


In particolare, nel principale partito di maggioranza, navigano a vista il leader annunciato Matteo Renzi e i suoi competitor “ufficiali” Cuperlo e Civati. Il “rottamatore” dà spettacolo saltando sul trapezio spiazzando amici e avversari, senza una chiara strategia politica, ma con un chiarissimo disegno personale che mira al ko di questa maggioranza, di questo governo, di questo premier.

Matteo si tradisce da sé quando afferma che lui “ha tempo”, sapendo invece che lo status quo può logorarlo e metterlo presto all’angolo. Renzi insiste a dire che dal 9 dicembre tutto sarà diverso, con il Pd che non farà più la "bella statuina" e - con lui segretario - detterà l’agenda a tutti, in primis al governo e al “nemico” Letta.

L’analisi del voto dei circoli pidì dice che Renzi ha ottenuto lo stesso consenso che aveva raccolto lo scorso anno quando perse la partita contro Bersani: voto divenuto stavolta maggioritario grazie alla forte riduzione del totale dei partecipanti. Un dato, oltre che aritmetico e organizzativo, prettamente politico: ha disertato soprattutto la base dei fans del “partito delle tessere”, del partito più tradizionale e strutturato.

Scrive oggi Sergio Soave su Avvenire: “Se la consultazione “aperta” degli elettori dovesse riscontare un analogo fenomeno di riduzione dell’interesse e della partecipazione (anche in seguito alla preannuciata rinuncia di personalità come l’ex premier Romano Prodi o della segretaria della Cgil Susanna Camusso) il lavoro di ristrutturazione della presenza organizzata del partito cui dovrà dedicarsi proprio chi finora si è caratterizzato come il “rottamatore” risulterà ancora più arduo. Questa difficoltà potrebbe spingere a bruciare le tappe, revocando la fiducia all’esecutivo di intese sempre meno larghe, per andare a una scommessa elettorale immediata, anche approfittando della confusione regnante tra i moderati e della fase poco felice attraversata dal M5S”.

Quindi? In un partito come il Pd, niente è scontato, compreso l’epilogo della scissione, auspicata ad esempio da Massimo Cacciari, certo che “il centro-destra potrà vincere le elezioni proprio per l’allargamento della sua offerta politica con diversi partiti che affollano la propria area e anche grazie a una scissione per tanti aspetti singolare” e quindi anche il pidì potrebbe seguire la stessa strada nella logica di marciare divisi per colpire uniti. Ai vertici e nelle correnti e sotto correnti del Partito democratico tutti, a fasi alterne, hanno sempre la valigia pronta. Ma il grande passo non è facile perché ognuno sa cosa perde ma non sa cosa trova.

Risponde il sempre acuto Peppino Caldarola: “Il Pd se si scindesse non andrebbe molto lontano a differenza dell’arcipelago di destra. Il mondo del centro sinistra è profondamente diviso su tutto, sul lavoro, sui sindacati, sui valori, sull’ecologia. In questo nostro mondo vi è, poi, un tale accumulo di odii reciproci che una volta saltato il tappo sarebbe difficile far scemare i risentimenti. Siamo pieni di rancori, di leader che hanno avuto tutto ma si sentono in credito, di giovani leader che hanno pochi meriti ma ingorde ambizioni. C’è chi è passato da una posizione all’altra senza alzare la bandiera rossa che annunciava il cambio di prospettiva e di corrente. Non sappiamo più che cosa vuol dire essere socialdemocratici né democrats a tutto tondo. Quelli di destra sono di destra e possono declinare con maggiore o minore moderazione questa appartenenza. Noi non sappiamo che cosa vuol dire essere di sinistra”.

Non sarà certo Matteo Renzi a spiegare alla base del pidì e ai suoi tradizionali elettori cosa vuol dire “essere di sinistra”. Ma, forse, proprio qui sta la via d’uscita dal pantano in cui da sempre staziona il Pd.

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