Elezioni politiche, (troppi) piccoli partiti fioriscono (ma non crescono)

Il partito della “Rivoluzione” è quello che sta preparando Vittorio Sgarbi. Poi c’è quello “Liberal” che più liberal non si può di Oscar Giannino. Ma sono decine e decine i piccoli partiti pronti sulla carta e (forse) pronti, con molti generali e pochi soldati, a scendere in campo per le prossime elezioni politiche.

E’ solo fumo negli occhi o queste piccole formazioni hanno possibilità di successo, cioè di mandare propri esponenti in Parlamento?

Già oggi ci sono formazioni politiche anche storiche, (es. i Radicali, i socialisti, i repubblicani, i liberali, spezzoni della ex DC o del MSI, “eliminati” elettoralmente dal “Porcellum” ma più o meno vivi sul piano politico) con propri rappresentanti in Parlamento perché eletti nei due grandi schieramenti, o col PD o con il Pdl, in base a scambi poco nobili: io ti porto una manciata di voti qua e là e tu mi garantisci uno scranno.

Questi partiti che abbiamo nominato e altri di antica storia (i post comunisti ecc.) o di nuovo conio sono febbrilmente impegnati in questi giorni per trovare la via del Parlamento, la via della “greppia”, come dice qualcuno. Con l’aria che tira, forte tramontana di antipolitica, non si sente certo il bisogno di nuovi partiti o di partiti vecchi riverniciati.

Ma, a parte il 5 Stelle di Grillo che sfonderà per proprio conto, tutti gli altri come faranno? La pallina è in mano a Pdl e Pd, con Udc terzo incomodo. Alfano (alias Berlusconi), Bersani e Casini provano a superare il “porcellum” per votare con una nuova legge elettorale, evidentemente a proprio vantaggio. Un po’ la quadratura del cerchio. Vedremo.

I “piccoli”, vecchi o nuovi, si trovano di fronte vari nodi, a cominciare da quello del premio di maggioranza: alla coalizione o al partito che prende più voti? Berlusconi e Bersani, convinti di essere i più forti, sono per la seconda opzione. Secondo nodo, lo sbarramento. Ci si attesterà sul tetto del 4%, perché altrimenti Lega, SEL ecc. rischiano grosso. 
Infine, scompariranno le liste bloccate:

“L’eliminazione dei “nominati” – scrive Alberto Benzoni su l’Avanti! - sarà venduta come un regalo ai cittadini, ma sarà sicuramente un regalo per Berlusconi. “Inserire” nelle liste è un conto, “eliminare”, nelle attuali circostanze, sarebbe, anche per il Nostro, una missione impossibile”.

Alternative? L’introduzione dei collegi, non senza rischi per i piccoli. A questi ultimi resteranno comunque le briciole, ma, in questo caso, briciole sostanziose. Quali carte giocheranno queste formazioni “minori”?

La prima carta è giocare la partita da soli, bandiere al vento e orgoglio identitario. Con la “guerra” che si aprirà fra i grandi, è un suicidio annunciato. La seconda carta è il classico accordo elettorale con il Pd da una parte, o col Pdl dall’altra, con l’inserimento nelle liste, o nei collegi, di alcuni candidati. Ancora: l’alleanza fra i condannati “a morte”, uniti per … la vita: il moribondo che trascina nel gorgo un altro moribondo.


Infine le ultime due carte. Da una parte le alleanze d’area (sinistra comunista e gruppi di sinistra radicale o, sull’altro fronte, intese lib-lab, con la presenza di radicali e Verdi). Dall’altra, l’adesione a uno dei tanti nuovi progetti politici oggi in corso di gestazione.
Operazioni a forte rischio.

Tutto questo gran lavorio, serve davvero alla democrazia, al Paese e agli italiani?

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