Serrata delle farmacie contro la spending review

A ogni azione corrisponde una reazione. E questo è particolarmente vero quando di mezzo c'è Mario Monti. Chiamato per rimettere in sesto i nostri disastrati conti, ha ormai toccato con mano come tutte le categorie che vengono più o meno direttamente coinvolte dai suoi provvedimenti alzino barricate, che spesso risultano insormontabili. Adesso è la volta delle farmacie vs. spending review: giovedì 26 luglio gli esercizi chiudono. La mobilitazione di domani è il primo atto di uno sciopero che verrà replicato se la revisione di spesa non verrà modificata. I farmacisti che si infuriano non sono una totale novità in Italia, ma la cosa fa sempre un certo effetto. Qual è la ragione?

Il decreto mette in atto tagli e restrizioni a carico del sistema farmaceutico nazionale, prevedendo di aumentare lo sconto obbligatorio al Servizio sanitario nazionale sui farmaci mutuabili (dall’1,82 al 3,65 %), e di abbassare il tetto di spesa farmaceutica territoriale (dal 13,3 all’11,5%). Secondo Federfarma è una decisione che penalizza soprattutto le piccole e medie farmacie che ottengono proprio dal SSN e la copertura dei ticket dei farmaci. Il rischio concreto è che vengano tagliati posti di lavoro a seguito della diminuzione degli introiti per gli esercizi, calcolati in una media di 30/40mila euro annui.

A ruota parte la protesta contro la protesta. Le parafarmacie, che hanno mandato una lettera aperta al governo, non ci stanno: "Ci crea indignazione e rabbia dal momento che la categoria è già uscita indenne dal decreto ‘Salva Italia’, con buona pace delle oltre 4mila Parafarmacie che ancora attendono di vedere riconosciute le proprie richieste. La serrata di domani è un ricatto di una gravità sbalorditiva di fronte al quale il governo cede immolando gli interessi di migliaia di farmacisti laureati che lavorano in parafarmacia, negando così loro la possibilità, a parità di titoli, di vendere liberamente tutti i farmaci. Come è possibile che 18000 titolari di farmacia (al secondo posto per denunce dei redditi dopo i notai) arrivino ad ostacolare un processo di liberalizzazione minacciando addirittura una serrata in segno di protesta?".

Già, com'è possibile? Com'è possibile accettare che tutti invochino tagli agli sprechi, liberalizzazioni, taglio delle province, ecc, ecc, e poi non si riesca mai a fare nulla senza che le categorie toccate invochino tragedie e disastri? Se si tagliano le province (misura che tutti vogliono) salta l'inizio delle scuole, se si toccano gli interessi dei farmacisti verranno tagliati posti di lavoro, se si liberalizza si riducono i tassisti alla fame. La sensazione è che nessuno sia disposto a rinunciare a una briciola dei proprio privilegi. Nemmeno i farmacisti.

Foto | © TM News

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