Letta ottimista. Ma l’Italia è una "gruviera". E Grillo soffia sul fuoco verso il … 51%

L’ottimismo del premier Letta sull’”Italia fuori dalla fase più difficile della crisi” si scontra con una realtà negativa, ingarbugliata e a rischi di destabilizzazione, come dimostrano anche i recenti fatti di Genova sul caos trasporti e quelli dell’alluvione in Sardegna.


Il Sindaco di Olbia Gianni Giovannelli grida sconsolato: "I condoni sono devastanti. I problemi di Olbia partono dai tre condoni edilizi degli ultimi 30 anni, che hanno sanato situazioni di palese e pericolosa illegalità in una città che si era ampliata in modo selvaggio, a rimorchio del successo della Costa Smeralda, con case costruite nell'alveo dei fiumi. La città ha 16 quartieri abusivi. Adesso dovrei espropriare le case di migliaia di persone e abbatterle: è impossibile. In cassa ci sono cinquanta milioni, ma per il patto di stabilità non li possiamo usare. Il piano per la limitazione del rischio c'è, e se il governo ci desse la possibilità potremmo intervenire per mitigare il danno, ma l'esecutivo ha paura di sforare il rapporto deficit. Già due anni fa chiesi al governo Berlusconi di liberarci dal vincolo del patto per mettere in sicurezza il territorio. E ho fatto la stessa richiesta anche a Monti. Niente da fare".

Non è così ovunque in Italia, ma è quasi così ovunque. A Genova la bozza di accordo raggiunta stanotte sui trasporti (da ratificare in giornata nell’assemblea dei lavoratori Atm) non risolve i problemi di fondo, per primo quello delle municipalizzate, il vanto delle amministrazioni socialiste del Nord in tutto il novecento e per decenni simbolo del buongoverno della sinistra, da anni oramai solo sperpero di denaro pubblico e ufficio di collocamento del sottogoverno.

Basti pensare all’Atac di Roma, la più grande azienda di trasporto pubblico in Italia, iceberg della malapolitica, un pozzo senza fine mangiasoldi, con un buco di quasi 1,6 miliardi!

Questi sono solamente due esempi della gruviera Italia, dove la miccia può esplodere ovunque e in ogni momento, soprattutto se c’è chi soffia sul fuoco. Fa bene Enrico Letta a “lamentarsi” a Berlino: “Ora basta tasse e tagli o Grillo andrà al 51!”, ma dove sta la coerenza quando il Paese resta strozzato da tasse e tagli?

Non solo, quando la politica da una parte strumentalizza ogni problema sociale nella logica del più gretto populismo e arraffare voti – vedi Grillo che aizza i lavoratori a Genova senza peraltro fare uno straccio di proposta concreta – e dall’altra si rinchiude per i fatti suoi – vedi Bersani che nella stessa città della Lanterna parla di primarie Pd in un teatro - lasciando la piazza al leader del M5S.

Ha un bel dire il “vecchio” ex Pci Alfredo Reichlin: “ Mi allarma quest’aria mefitica piena di veleni, dove si intravedono strani spionaggi e macchine del fango. Si aggiunga che quasi tutto il sistema informativo è nelle mani di pochi miliardari che non nascondono i loro disegni politici. Dove si vuole arrivare? È un fatto che stiamo assistendo a una specie di opa contro il maggiore partito della sinistra. In più si intravvede il ritorno del più vecchio e usurato modo di fare politica. Quello fatto di uscite demagogiche, squalifica dell’avversario, la politica intesa come lotta per il potere personale. Se continuiamo così, chiunque vinca, non si andrà lontano. Forse mai io ho sentito in modo così assillante il dovere di dire che la sinistra fa un grandissimo sbaglio se non parte dalle cose, dalle sofferenze della gente, dal «che fare» per fronteggiare la tragedia che incombe sull’Italia repubblicana”.

Non rimane che “l’ottimismo della volonta”?

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