C’è del malcontento tra i vescovi USA nei confronti di papa Francesco?

Il cambio dei vertici nell'episcopato USA mostra che c'è una certa tensione tra quei vescovi e il Vaticano.

C’è del malcontento tra i vescovi USA nei confronti di papa Francesco?

A scuotere un bel po’ le acque fu, qualche mese fa, il cardinal Timothy Dolan, arcivescovo di New York, che si chiedeva quando papa Francesco iniziasse a fare il papa. Domanda che, a dire il vero, sempre più persone si pongono perché se da un lato la dimensione del papa come pastore è ampiamente riconosciuta a Bergoglio, quella come “capo” della chiesa cattolica sembra essere un po’ in secondo piano, perché, di fatto, di direttive papa Francesco ne dà poche. O almeno così ritengono alcuni.

Ma torniamo negli USA. Dopo l’affermazione del cardinal Dolan, le acque si sono calmate e nei discorsi ufficiali si sente benissimo l’eco del vento nuovo che arriva da Roma. Questo per quel che riguarda le parole. Perché nei fatti sembra che le cose siano un po’ diverse.

Nei giorni scorsi, infatti, ci sono state le elezioni in seno alla Conferenza Episcopale USA per eleggere il presidente e il vicepresidente. Non dimentichiamo che quello statunitense, è uno degli episcopati più importanti del mondo tanto per numero quanto per influenza culturale e finanziaria.

Come presidente è stato eletto l’arcivescovo di Louisville, Joseph Kurtz (classe 1946): tutto previsto, perché è quasi una norma negli USA che il vicepresidente uscente della Conferenza Episcopale ne assuma poi la presidenza. Ma Kurtz non è proprio uno aperto come papa Francesco: non è un caso che una foto che ha fatto il giro del web è quella di monsignor Kurtz che, inginocchiato per strada, recita il rosario dinanzi a una clinica abortista della sua città. Per la serie: un’immagine vale molto più di mille parole.

Più difficile è stata l’elezione del vicepresidente, che è stata vinta dal cardinal Daniel N. DiNardo (nato nel 1949), arcivescovo di Galveston-Houston: secondo la stampa, la vicepresidenza di DiNardo è una sconfitta dell’ala più conservatrice dell’episcopato americano.

La situazione, quindi, è che i due responsabili dell’episcopato statunitense sono un conservatore e uno più aperto: in Vaticano hanno salutato bene questo abbinamenti. Ma bisognerà vedere nei fatti cosa succederà.

Anche perché negli USA i vescovi battono molto sull’argomento vita e famiglia e sempre più ultimamente capita che si vedano, in un certo senso, contrastati da papa Francesco: non perché il pontefice li contraddica (almeno non pubblicamente), ma perché molti politici di ispirazione cattolica citano spesso e volentieri affermazioni di Bergoglio per giustificare aperture anche estreme. Come è successo, per esempio, nel corso della recente approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Illinois, quando lo speaker della Camera, il cattolico Michael J. Madigan, ha affermato:

I miei pensieri riguardo a questa sono stati elaborati prima della citazione che mi accingo ad offrire a tutti voi. E la citazione che offrirò è una citazione di papa Francesco della Chiesa cattolica romana, che ha detto: “Se qualcuno è gay e cerca il Signore ed è di buona volontà, chi sono io per giudicarlo?”. Papa Francesco ha parlato è ha articolato le basi del mio pensiero su questo argomento.

Sandro Magister nota che queste sono delle forzature, ma poi chiosa:

nondimeno sono forzature che fino a ieri era inimmaginabile potessero scaturire da citazioni di un papa. Forzature che continuano a trovare una larga eco. E non solo in Illinois.

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