Berlusconi, ultimo round. Renzi, leader o “re travicello”?

La “sberla" di Napolitano sul "no" alla grazia gela Berlusconi, chiuso nel suo bunker per la sua ultima crociata contro … il resto del mondo dove c’è (anche) un Pd proiettato oltre la diatriba pro e contro il Cav, attendendo l’incoronazione di “Re” Matteo.


In effetti la Convenzione del Partito Democratico - pur in mezzo a contraddizioni e a limiti di varia natura – ha aperto un varco alla politica-politica dimostrando che si può affrontare un confronto interno sul partito “dentro” i problemi del Paese e le sue prospettive.

Simpatico o meno, va riconosciuto a Renzi il merito di avere alzato il tiro, non solo sul piano della comunicazione ma soprattutto con indicazioni e proposte politiche e programmatiche da discutere, da verificare in un confronto alla luce del sole, con gli italiani.

Certe battute e certi atteggiamenti del sindaco di Firenze possono urtare soprattutto i nostalgici legati a tutt’altro modo di costruire il ragionamento politico, nel segno dei classici quali Aldo Moro e Enrico Berlinguer, prima ancora di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti. Ma i tempi cambiano così come i contenuti e i contenitori, in quest’epoca dove l’apparenza diventa sostanza.

Da sempre, in politica, il confine tra tattica e strategia è sottile, così come è legata a un filo di lana caprina quello che separa le (legittime) ambizioni personali dagli interessi generali del Paese. Insomma, su Renzi restano molte zone d’ombra, ma il sindaco ha ragione quando dice che dal 9 dicembre “si volta pagina”, con il pidì a dettare l’agenda politica, per primo al governo.

Tuona Renzi: “Il governo ha usato molto della nostra lealtà e pazienza; oggi è il momento di dire con forza che deve usare le nostre idee per essere efficace nelle scelte di politica economica, nelle riforme istituzionali”. E ribatte sul chiodo rovente: “Il governo usi la nostra lealtà per poter essere efficaci negli investimenti; se no le larghe intese diventano solo il passatempo per superare il semestre Ue”.

Non male come messaggio, forte sul piano propagandistico ma non altrettanto chiaro nel suo sbocco politico, immediato e di prospettiva. Dove vuole parare il nuovo leader del Pd? Qual è la sponda cui far approdare il Partito Democratico, la sinistra, l’Italia? Molti gli interrogativi e i nodi da sciogliere.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Se i propositi di Renzi nascondono il vero obiettivo di indebolire Letta, allora bisogna mettere in guardia il sindaco di Firenze. La condizione italiana è tale da non consigliare giochi politici sulla pelle del paese. Del resto, Renzi sa bene che rendere più rigorosa la politica economica, quando si parla di tagli alla spesa, comporta il rischio e quasi la certezza dell'impopolarità. Anche in questo campo il prossimo leader del Pd potrebbe costituire una novità importante, ma occorre vederlo all'opera. Finora non ha mai dato l'impressione di poter fare a meno del consenso. Tuttavia è su tali sfide che si definirà davvero il nuovo Pd rispetto al "vecchio" partito. Non nelle polemiche sterili e destabilizzanti”.

Già, il confine è labile, fra un vero leader e un populista pifferaio, fra un grande partito riformatore e una accozzaglia di cacicchi plaudenti al “re travicello”.

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