Ore 12 - La casta politica va in ferie (non meritate!)

altroFra pochi giorni la casta politica va in ferie. Un riposo meritato? No.

E’ completamente fallito l’obiettivo al centro della campagna elettorale di aprile. Berlusconi e Veltroni avevano gridato a una sola voce: via i piccoli partiti, sì al voto utile (cioè un voto o per il Pdl o per il Pd), avanti con il bipolarismo in direzione del bipartitismo e del leaderismo. Solo così i mali dell’Italia saranno superati. Ma tutto è rimasto come prima. O peggio.

Al di là di qualche azione di stampo populista-propagandistico, fin’ora, né il governo e né l’opposizione hanno tentato una analisi per andare alla radice dei problemi.

Anzi il “veltrusconismo”, sbandierato come panacea dei mali d’Italia, è morto primo di nascere. A dimostrazione che si reggeva sul “niente”. Propaganda di parte. L’unica differenza, non da poco, è che su quella impostazione politica Berlusconi ha stravinto le elezioni. E al governo, con una maggioranza forte numericamente, c’è il Centrodestra.

Il Pd è stato sconfitto, la leadership di Veltroni traballa. La sinistra è stata spazzata via dal Parlamento ed è latitante nel Paese. I piccoli e piccolissimi partiti (per lo più personali e/o famigliari) sono stati eliminati. Erano stati protagonisti in negativo del governo Prodi. Ma la loro decapitazione non ha prodotto alcun risultato positivo, quanto meno, non rilevante politicamente. Come mai? Evidentemente non era e non è quello il problema di fondo.

Scrive Emanuele Macaluso su La Stampa: “La radice del male sta nel fatto che i partiti, grandi e piccoli, non hanno un disegno politico e leadership autorevoli”. La storia della repubblica ricorda il ruolo importante, talora decisivo, avuto da piccoli partiti e dai loro leader: il Psdi di Saragat, il Pli di Malagodi, il Pri di La Malfa e Spadolini, fino ai radicali di Pannella. Forse anche perché a fare da “sponda” c’erano grandi partiti come la Dc e il Pci con grandi leader e, perché no, a fare da bilancia il Psi di Nenni e di Craxi.

Quando un partito, piccolo o grande, perde voti o addirittura viene cancellato, non è per il “destino cinico e baro” o per “bizantinismi elettoralistici” (che pur ci sono, come dimostra la nostra legge elettorale truffaldina) ma perché è finita la sua funzione storica ed è superato il suo ruolo politico.

Oggi, al Pdl e al Pd manca quello che una volta veniva chiamato il “progetto politico”. Vince solo l’interesse particolare, quando non la commistione fra politica e malaffare.

Per poter risalire, si dice, bisogna prima cadere. Ma il paese è da molto tempo in caduta libera. A quando la risalita? Forse solo dopo aver udito il “tum!” sordo che indica che si è toccato il fondo.

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