Decadenza Berlusconi, la politica si prepara al voto

Coppi: "Irreale l'arresto di Berlusconi". I democratici: "Strategia della tensione"

E' guerra di dichiarazioni tra neoforzisti, neocentrodestrorsi, piddini e cani sciolti: tutti smaniosi di dire la loro sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, termine inevitabile della parabola politica del Cavaliere (ma solo in questa legislatura, per le prossime si sta già lavorando alla resurrezione).

Il muro di Pd e M5s sul quale si è infranto l'appello di Berlusconi di ieri pomeriggio, lanciato con poche speranze a dire la verità, non ha fermato la polemica politica, che imperversa aspra e tempestosa come spesso avviene quando il premier Enrico Letta si trova fuori dal raccordo anulare.

La storia si ripete: il premier parte (oggi è a Trieste con Putin per il vertice Italia-Russia) mentre nei palazzi romani la politica comincia a montare, raggiungendo il culmine nel pieno del vertice e facendo propendere l'esecutivo a chiedere la fiducia (questa volta sulla legge di stabilità). A dire la verità, lo confermano fonti di palazzo Chigi, la fiducia sulla legge di stabilità serve a non mescolare i due temi (finanziaria e decadenza) in Parlamento, per evitare prese di posizioni ed eventuali fallimenti dai soliti esiti imprevedibili.

La fuoriuscita dalla maggioranza di governo decretata oggi da Forza Italia è, in questo senso, l'ultimo atto di una vera e propria guerra a bassa intensità: non quella "strategia della tensione" denunciata da qualche esponente del PD, ma l'ennesimo screzio politico all'interno dell'(ex) maggioranza.

"È una strategia che mira a produrre tensione logorando il paese e che rende Berlusconi sempre più anti-stato. Di fronte a queste parole le forze politiche democratiche hanno il dovere di reagire costruendo un argine in difesa delle istituzioni."

ha accusato Danilo Leva del PD.

La manifestazione di domani, più corretto chiamarla sit-in viste le dimensioni della "piazza", farà da spartiacque per la nuova stagione berlusconiana, all'opposizione:

"Domani scendono in piazza tutti i cittadini consapevoli di quello che sta avvenendo che sono preoccupati, che non lo fanno per difendere me, ma che hanno a cuore il futuro del Paese e la nostra libertà. Credo che la manifestazione sia assolutamente legittima e pacifica e sia solo l'inizio."

ha detto lo stesso Berlusconi questa mattina a Studio Aperto. Sono piuttosto i retroscena però garantire quelle tinte fosche sul quadro generale della situazione, che resta fumosa nei termini, nelle dichiarazioni, nelle intenzioni della ex maggioranza: c'è chi grida al golpe di Napolitano, chi pubblica editoriali di fuoco e chi invece sul fuoco ci soffia, sempre dalle fila di Forza Italia.

Sul tema anche Fabrizio Cicchitto di Nuovo Centrodestra ha tentato, in extremis, la ratio politica:

"Non c'è stata nessuna trattativa riservata e non mi risultano impegni segreti di Napolitano. L'unica cosa che Napolitano ci ha chiesto, al momento di accettare una rielezione che noi gli abbiamo chiesto per disperazione, è stata la nascita di un governo dalla durata congrua. La responsabilità va cercata nella magistratura politicizzata, non nel capo dello Stato che, anzi, l'ha ricevuto al Quirinale anche dopo la condanna, segnale implicito di riconoscimento politico."

Il voto di domani sarà dunque uno spartiacque per la nuova stagione berlusconiana, che parte concentrandosi sulle apparenti violazioni del diritto di Silvio Berlusconi: un tema caldissimo sul quale Dario Stefàno di Sel, Presidente della Giunte per le elezioni e l'immunità del Senato, è tornato questa mattina.

"Abbiamo concesso il massimo dei termini a Berlusconi perché si difendesse. Il regolamento riconosce a Berlusconi il diritto di costituirsi in Giunta: per due volte lui non ha aderito, ma ha mandato scritti difensivi. Il relatore ha avuto più di un mese di tempo per definire la sua proposta. Io non vorrei che qui si arrivasse al paradosso di immaginare che per Berlusconi servissero procedure diverse. Abbiamo solo provato ad applicare la procedura."

Questo è, in sintesi, il clima con cui ci si avvicina al voto di domani: volente o nolente quel voto scriverà la storia d'Italia.

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