Assegni sociali: chi sono i poveri meritevoli?

Quella degli assegni sociali di questi giorni è innanzitutto la storia di un governo maldestro. Che pur di non permettere agli stranieri residenti di usufruire di uno dei pochi strumenti di welfare del nostro paese, rischia di escludere da esso anche gli stessi italiani. Ricorda vagamente la storia oscena di quell’uomo che, per fare un dispetto alla moglie, decide di tagliarsi una parte importante, ma davvero importante, del suo corpo.

Al di là delle facezie, questa storia ci permette di leggere in controluce le caratteristiche tipiche del nostro stato sociale (sempre che lo si possa davvero definire tale). Ovvero: molto ai vecchi, poco a tutti gli altri.
Con un rapido click su google si scopre infatti che “l'assegno sociale è erogato dall'Inps alle persone residenti in Italia di età maggiore di 65 anni, che non hanno diritto a altre forme di pensione e il cui reddito annuo non supera, per l'anno 2008, 5.142,67 euro”. Eleggibili per l’assegno sono poi anche “le persone che sono ospiti di un istituto”, formula oscura che in realtà, a quanto pare, costituisce una norma ad hoc per sostentare religiosi cattolici con denaro pubblico.

Immaginate invece di essere una vedova trentacinquenne con tre figli a carico, che sopravvive di lavoretti in nero e carità (non è difficile, succede anche nella ricca Milano): ebbene se vi aspettate dallo Stato il famoso “assegno sociale”, state freschi. Però se siete molto pazienti e attendete 30 anni, il giorno del vostro sessantacinquesimo compleanno, improvvisamente, diventerete poveri “meritevoli” e riceverete un assegno mensile dalla Repubblica Italiana. Nel frattempo, potete arrangiarvi. O farvi suore.

Dei “minimi sociali” esistono in quasi tutti i paesi occidentali, ma solo in Italia sono limitati agli anziani e ai religiosi. In Germania ad esempio essi permettono ai giovani di ricevere un contributo statale fin dal giorno in cui finiscono la scuola e si mettono alla ricerca di un lavoro: per questo escono di casa molto prima di noi.
In Italia un giovane nella stessa condizione deve invece prepararsi a passare un bel po’ di anni con mamma e papà, salvo poi sentirsi spiegare dall’Università Cattolica di Milano che dovrebbe “crescere «capitano coraggioso » e non bamboccione”. Come si suol dire, cornuti e mazziati.

Immagine: rodo.dentro, Flickr.

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