Berlusconi, fine corsa? Colpo di stato e colpi di testa

Torna in scena oggi, come se la ruota della storia girasse a vuoto sempre nello stesso punto, l’Italia dei Guelfi e dei Ghibellini, l’un contra l’altra armata per farsi male da sola, fino al colpo finale.

Il ventennio berlusconiano che oggi si chiude con la fuoriuscita del Cav dal Senato non ha niente di simile dalla fine del ventennio fascista. Non solo perché – ovvio – allora ci fu la seconda guerra mondiale che sdradicò il nazifascismo e mutò il mondo intero, ma perché dopo il buio della dittatura mussoliniana e la tragedia bellica le classi dirigenti, quelle politiche in primis, anche sull’onda della Resistenza, si unirono per salvare il Paese, pur divisi nello sbocco da dare poi all’Italia, verso il comunismo o verso la democrazia.

Oggi non è così, con una parte degli italiani pronti a stappare la bottiglia per festeggiare la cacciata di Berlusconi dal parlamento e con l’altra parte pronta alla protesta purchessia, nelle istituzioni e in piazza. Unico comun denominatore, una avversione che sconfina nell’odio reciproco: due fazioni guidate da chi gode solo nel riaccendere i fuochi di una guerra senza mai fine.

Così, non è in bilico solo il governo - da oggi governo delle “piccole intese” - ma la tenuta stessa del Paese, la sua capacità di uscire dalla crisi. A sinistra c’è chi si frega le mani, certi che adesso, liberati della zavorra di Berlusconi e dei suoi, governo e Paese potranno marciare più spediti. A destra c’è chi si prepara (anche) a menar le mani, finalmente liberati dall’abbraccio forzato di quelli che fino a ieri erano diventati “alleati” di governo e che da oggi ritornano ad essere i “nemici” di sempre.

In questa situazione, difficilmente Letta riuscirà a fare meglio di quel poco o nulla fatto fin qui e ancor più difficilmente l’Italia riuscirà a rialzare la testa, finendo dritta dritta nel fosso. Che fare allora?

Scrive l’ex Pci Peppino Caldarola: “Innanzitutto la sinistra accetti la protesta dei berlusconiani. Che devono fare, se non possono almeno protestare? Se superano i limiti ci sono i carabinieri non le dichiarazione di Zanda o di Speranza. Ma non ci sarà bisogno. Berlusconi e i suoi elaborino il lutto e pensino al dopo. Il Pd tolga allo scontro interno quel sapore di battaglia contro l’intrusione del nemico. La casa comune, decrepita come quei casolari mai terminati sulle spiagge della Calabria, non appartiene alla sinistra, è di tutti, anche di quelli a cui la vecchia sinistra sta sulle palle. Cari compagni, fatevi un po’ di conticini, a occhio e croce nel paese stiamo sulle palle alla maggioranza, si proprio noi che noi che siamo i migliori, quelli con il candidato leader più colto, più affabulatore eccetera eccetera. Infine Letta, ragazzo mio, e datti una mossa!”.

Ai partigiani del Pd “maggioritario” marciante da solo alla conquista di Palazzo Chigi e della sinistra pura e dura ricordiamo il Berlinguer del 1973, dopo il golpe cileno: “Anche se i partiti di sinistra raggiungessero il 51% dei voti, questa maggioranza elettorale non sarebbe di per sé sufficiente per formare un governo in grado di durare, di resistere alla ostilità frontale del restante 49% e contemporaneamente di realizzare quell’opera di trasformazione che sarebbe la base del suo programma”.

Certo, altri tempo, soprattutto altra gente al timone dei partiti e delle istituzioni, Napolitano a parte. Berlusconi ha deciso di mettersi di traverso in un’opera disgregatrice, da autolesionista irresponsabile sabotatore. Ci manca solo che Renzi lo segua sullo stesso crinale per far precipitare l’Italia in fondo al pozzo. Berlusconi, oggi a Roma ai fan guidati dalla Pitonessa e da Brunetta griderà ancora più forte al “colpo di stato”. Non bisogna rispondergli con i colpi di testa.

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